La riscoperta di uno stile che celebra il legame con la terra, l’indipendenza del femminile e il mistero del quotidiano.
L’Ascesa del Witchcore
Il Witchcore è molto più di una semplice tendenza passeggera nata sui social media, ma un’estetica visiva e uno stile di vita che celebra l’archetipo della strega in chiave moderna e introspettiva. Emerso su piattaforme come TikTok, Pinterest e Tumblr, questo fenomeno fonde elementi del Cottagecore, come l’amore per la natura e la manifattura ad una fascinazione per l’occulto, la magia e il mistero.
Al centro del Witchcore non c’è la paura, ma il reincanto del mondo. L’idea che si possa trovare il sacro nelle erbe essiccate, nei cristalli, nelle fasi lunari e nella lettura dei tarocchi. È un movimento che ama l’utilizzo di atmosfere soffuse, candele colate, boschi nebbiosi e una moda fatta di tessuti stratificati e gioielli simbolici.
Oltre all’aspetto puramente visivo, il Witchcore rappresenta per molti una forma di empowerment spirituale e di ritorno alla terra, offrendo uno spazio di espressione dove l’individualità e la connessione con le energie della natura diventano un atto di resistenza alla frenesia della vita.
Le vesti di un guardaroba maledetto
Il corpo di chi sceglie il Witchcore non viene semplicemente vestito, ma parzialmente sepolto sotto strati di tessuti che sembrano aver assorbito l’umidità di una cripta. La scelta dei materiali non risponde a canoni di comfort moderno, ma ad una necessità di rituali, occultamento e protezione.
Predominano i velluti pesanti, capaci di trattenere l’oscurità delle anime tra le loro pieghe, e i pizzi che, pur nella loro purezza, richiamano ragnatele complesse, tessute negli angoli di palazzi abbandonati. Le lunghe gonne a ruota e i corsetti stringati non servono a esaltare la figura, ma a creare una silhouette quasi dimenticata, simile a quella delle vere e proprie “streghe” che un tempo venivano perseguitate ai margini dei villaggi.
Ogni accessorio serve a ricordare. Pesanti stivali in pelle consumata, cappelli a tesa larga che proiettano ombre innaturali sul volto e gioielli in argento ossidato, spesso incastonati con pietre grezze come l’ossidiana o la tormalina nera, utilizzate per respingere le influenze negative di un mondo troppo luminoso e superficiale. Indossare queste vesti significa accettare di diventare un’anomalia visiva, un frammento di un’epoca che si rifiuta di svanire.
Santuari domestici tra muffa e incenso
L’abitazione di un adepto del Witchcore non è un rifugio, ma un passaggio tra il mondo dei vivi e quello delle persone ormai dimenticate. Le pareti sono spesso decorate da illustrazioni botaniche di piante velenose, come la belladonna o l’aconito, e da mappe celesti che indicano congiunzioni astrali.
L’illuminazione è ridotta al minimo, affidata a candele di cera d’api nera che colano lentamente, creando sculture grottesche sui mobili in legno massiccio. Non è raro trovare scaffali colmi di barattoli di vetro contenenti ingredienti per pozioni, come, radici antropomorfe di mandragora, ali di insetti essiccate e terre prelevate da luoghi senza luce.
L’aria è densa, con sentori di fumo acre di resine bruciate e dall’odore dolciastro della carta antica nei grimori. Ogni angolo della casa è studiato per indurre uno stato di perenne trance vigile, dove il ticchettio di vecchi orologi a pendolo sembra scandire non il tempo umano, ma il conto alla rovescia verso l’aldilà.
In questo spazio, il disordine non è casuale, ma è una stratificazione di feticci e strumenti divinatori che attendono solo di essere risvegliati da mani esperte.
La comunione con il marcio e il selvatico
Il rapporto con la natura nel Witchcore è privo di qualsiasi romanticismo, è una ricerca ossessiva della parte più cruda e spietata dell’ecosistema. Chi segue questa estetica si spinge nel cuore delle foreste più fitte per raccogliere ciò che la terra ha deciso di scartare. Teschi di corvi, ossa di piccoli roditori e rami contorti che sembrano riproduzioni di ossa umane.
C’è un legame profondo con il concetto di decomposizione, vista come l’unica vera forma di onestà biologica. Le passeggiate notturne diventano pellegrinaggi alla ricerca di funghi parassiti o di pietre forate naturalmente dall’acqua, considerate portali per osservare le dimensioni invisibili.
Questa connessione con il “selvatico” si manifesta anche nella cura di piante che fioriscono solo nel buio della notte o che emanano fragranze mortifere, trasformando il proprio giardino o davanzale in un piccolo cimitero vegetale. Non si cerca la fioritura, ma importa quanto siano resistenti le radici e la bellezza della carcassa.
Le vere “streghe moderne” riconoscono che la vera linfa vitale scorre più potente dove l’uomo ha paura di spingersi, tra i rovi che graffiano la pelle e la terra che ti trascina in un altro mondo. Da qui resta solo il silenzio, consapevole che la vera libertà non sta nel fuggire dai mostri, ma nel diventare uno di loro.
a cura di
Beatrice Berti

Bellissimo articolo, leggendolo avevo la sensazione di trovarmi realmente lì e di viverlo in prima persona!!
Complimenti