Le sparatorie di massa nelle scuole, tema centrale nel romanzo di Bordas “Materiale sensibile”, sono una realtà spaventosa negli Stati Uniti. Ogni anno numerosi bambini e ragazzi muoiono per mano di un killer che, armato, entra in una scuola, un luogo sicuro dove questi bambini/ragazzi dovrebbero sentirsi protetti.
“Materiale sensibile” di Camille Bordas, edito NNE, è una commedia dark che denuncia in maniera sottile e ironica la società attuale. La domanda al centro del romanzo è “Si può ridere di tutto?”, anche della violenza?
“Materiale sensibile” di Camille Bordas
A pochi giorni dalle vacanze di Natale, gli studenti del master in Stand-Up comedy sono colpiti da un evento inaspettato. In una parte dell’edificio, i cellulari mandano l’allarme di una sparatoria all’interno dell’università.
Presi dall’ansia del “è il loro ultimo giorno di vita” ripercorriamo i pensieri di Dorothy, professoressa del corso, poco prima di scoprire che era tutto un falso allarme. I timori che le sue parole nei confronti di Artie, protagonista nascosto del romanzo e possibile killer, possano aver scatenato in lui questa reazione. L’invio di un’ultima disperata mail al nuovo professore della scuola, un vecchio amico e collega che non vede da tempo.
Certo, nel romanzo di Bordas le cose si risolvono e, come insegna il libro, tutto può diventare un pezzo di Stand-Up se si cambia prospettiva, ma nella vita di molti giovani americani l’incubo è reale.
“Un rumore bianco nella vita americana”
Come viene evidenziato da Bordas, negli Stati Uniti si ha più paura di morire in una sparatoria a scuola che in un incendio. Nel 2023, negli Stati Uniti sono stati uccisi 297 bambini e 1285 adolescenti. Dal 2020 in poi, le ferite da arma da fuoco sono diventate la prima causa di morte tra bambini e adolescenti.
Il Gun Violence Archive definisce le sparatorie di massa come un fenomeno in cui almeno quattro persone vengono colpite da un’arma da fuoco nello stesso luogo e allo stesso momento, senza includere l’autore. Molto spesso si tratta di un atto simbolico, di ribellione, riflesso di una frustrazione che l’autore covava dentro. Sono atti premeditati, studiati con cura, che spesso lasciano anche una testimonianza diretta di chi, per mano propria o della polizia, decide di togliere a se stesso e a vittime innocenti la vita.
I casi della Columbine High School e della Sandy Cook Elementary School
I casi della Columbine High School e della Sandy Cook Elementary School sono quelli che per violenza, per numero di vittime e per vicinanza storica sono rimasti impressi nell’immaginario statunitense. Il primo, in particolare, è divenuto il metro di “paragone” sia per chi le sparatorie le analizza sia per chi le compie.
Il 20 aprile 1999, in Colorado, due studenti entrano armati nella Columbine High School e uccidono 13 studenti e un insegnante. I due autori si suicidarono dopo l’arrivo delle squadre Swat. Fu uno degli episodi più violenti e riaccese il dibattito sulla vendita di armi da fuoco e sulla scarsa sicurezza nelle scuole.
Il 14 dicembre 2012, a Newtown, Connecticut, un ventenne aprì il fuoco all’interno della Sandy Cook Elementary School, di cui era stato studente, causando la morte di 27 persone. Si suicidò prima dell’arrivo della polizia. La madre dell’autore possedeva numerose armi e portava spesso i figli al poligono.
Conseguenze visibili e invisibili
Le sparatorie nelle scuole non lasciano solo ferite visibili e perdite umane, sono anche la causa di numerosi sintomi post-traumatici che bambini, ragazzi e insegnati sviluppano in quanto testimoni di tale violenza. I più comuni sono ansia, depressione e isolamento. I sopravvissuti, inoltre, sono anche maggiormente a rischio nello sviluppo di una dipendenza da alcol o da sostanze.
Un ulteriore pericolo è legato alla possibilità di sviluppare una desensibilizzazione alla violenza. L’esposizione diretta e la presenza costante delle armi nella vita di questi bambini o ragazzi mette a rischio le loro vite, rendendoli facili vittime di futuri coinvolgimenti in atti violenti.
Alcuni studi, inoltre, hanno dimostrato un calo nelle presenze a scuola e nel rendimento scolastico registrato nei due anni successivi ad una sparatoria. Questi eventi traumatici mettono a rischio il futuro non solo scolastico, ma anche lavorativo dei sopravvissuti, i quali fuggono dal trauma evitando il luogo di origine: la scuola.
Qualche considerazione
Il dibattito statunitense e mondiale si focalizza, giustamente, sulle leggi che liberalizzano l’acquisto di armi negli Stati Uniti. Tuttavia, esistono numerosi Paesi in cui leggi simili esistono eppure le sparatorie nelle scuole non sono un problema socialmente radicato come avviene negli Stati Uniti.
Come disse Giovanni Paolo II per la Giornata della Pace del 1984, infatti, “è l’uomo che uccide, non la sua spada”. Indubbiamente trovare armi liberamente facilita la sparatoria ma non è l’unico elemento da tenere in considerazione. Molto spesso gli autori di queste sparatorie sono ex studenti o ragazzi che ancora la frequentano e che prendono di mira l’istituzione scuola, quel luogo dove un tacito patto di sicurezza è stato sancito tra insegnanti e genitori, dove i bambini devono essere protetti ed educati affinché possano affrontare il mondo.
È fondamentale quindi evidenziare anche i problemi psicologici che spingono l’autore ad impugnare un’arma e ad entrare in una scuola. Sentono di aver subito delle ingiustizie? Molto spesso hanno situazioni familiari complicate, l’istituzione scuola non li ha protetti come avrebbe dovuto? Nel caso della Sandy Cook Elementary School, l’autore soffriva di schizofrenia e numerosi altri disturbi psichiatrici, tra cui la sindrome di Asperger.
A testimonianza di ciò si può considerare il fattore suicidio. Tutti si sono tolti la vita o hanno permesso ai poliziotti di farlo. Queste sparatorie sembrano quindi un ultimo disperato tentativo di vendetta o di giustizia nei confronti di un torto subito.
a cura di
Giulia Focaccia
