Verso la madre delle maree: dalla Terra alla Luna come traguardo politico del progresso e come nastro di partenza per lo sviluppo, ma anche simbolo divisivo delle incertezze insite in una parte della popolazione.
Nel 1865 usciva il celebre romanzo di Jules Verne “Dalla terra alla luna”, nel quale un’associazione di artiglieri chiamata Gun Club lanciò un proiettile con equipaggio in direzione del noto satellite dal promontorio di Stone’s Hill, sulla costa occidentale della Florida.
Esattamente 104 anni dopo, il 16 luglio del 1969, a poco più di 200 kilometri di distanza, questa volta sulla costa orientale della Florida, nella base aerospaziale di Cape Canaveral, saliva in cielo il razzo appartenente alla Missione Lunare Apollo 11 della Nasa, il 20 Luglio alle 22.17 (fuso orario italiano) il modulo lunare toccò il suolo e alle 4.56 del 21 luglio Neil Armstrong camminò per primo sul grande satellite pronunciando una frase destinata a fare da eco alla storia: “Un piccolo passo per l’uomo, un grande balzo per l’umanità”.
L’impatto mediatico
L’evento fu trasmesso in più di 50 nazioni e visto in diretta da oltre 600 milioni di persone in tutto il globo. In Laos, nonostante il paese fosse vittima proprio in quegli anni di una guerra segreta d’aggressione diretta e organizzata dalla Cia e condotta dalle minoranze etniche locali, fu trasmesso il grandioso traguardo scientifico del secolo come primo evento televisivo sulla rete nazionale.
In Italia, la Rai trasmise una storica maratona televisiva condotta da Tito Stagno e Ruggero Orlando che durò ininterrottamente per 28 ore e in Francia si organizzò, oltre alla diretta e alla cronaca, una serie di dibattiti filosofici, storici e scientifici con rispettivi esperti del settore per discutere dell’impatto tecnologico e culturale dell’evento.
L’alba del dilemma e delle speculazioni
Il dubbio, l’incertezza e il pensiero critico sorgono e prosperano proprio quando la libertà di dibattere su temi e tendenze non è soggetta a controllo oppressivo e/o a censura preventiva, così come per la maggior parte degli eventi epocali anche intorno alle missioni Apollo e agli allunaggi a loro connessi sono sorte diverse teorie in contrapposizione con la versione ufficiale propagata dalla Nasa e dal governo degli Stati Uniti d’America.
Analizzeremo, nel corso dell’articolo, le più impattanti e probabili tra di esse e proveremo a constatare attraverso la ricerca delle fonti, il ragionamento logico e una visione ideologicamente distaccata se può essere davvero possibile che un’evento di questa portata possa essere stato manipolato talmente tanto in profondità e con talmente tanta perizia fino al punto che non sia mai nemmeno davvero accaduto.
Opere e produzioni che sostengono la teoria del complotto lunare
Nei media, la teoria del complotto lunare prende piede nel 1976 con il libro “We Never Went to the Moon” (Non siamo mai andati sulla luna), dell’autore William Charles Kaysing, impiegato della Rocketdyne, azienda produttrice di razzi per le missioni Apollo, Atlas, Gemini e Mercurio.
L’anno successivo anche il cinema entra prepotentemente dentro il vortice delle speculazioni con il film Capricorn One, del 1977, in cui la trama tratta di una missione su Marte, dove la Nasa scopre di non essere tecnologicamente in grado di portarla a termine e decise di inscenare il tutto lanciando nello spazio un razzo vuoto mandandolo alla deriva ed eliminare gli astronauti che avevano scoperto tutto.
Filmografia e documentari
Da segnalare inoltre la produzione di Ralph René,“NASA Moon Landing: What Really Happened”, dove si sostiene la falsificazione dell’allunaggio per via delle ombre non convergenti, l’assenza di stelle, il muoversi della bandiera in assenza di atmosfera, le discrepanze tra dati e telemetria e l’illuminazione incoerente.
Meno tecnico, ma più umanista è invece il lavoro di Bart Siebrel che intervistò i membri dell’equipaggio dell’Apollo 11 Buzz Aldrin e Michael Collins chiedendo loro di giurare sulla Bibbia riguardo alla veridicità delle missioni lunari e al senatore e astronauta John Glenn se il programma Apollo poteva esser stato orchestrato per motivi politici e finanziari. Aldrin e Collins si adirarono e risposero con diniego, mentre il secondo rifiutò qualsiasi conferma in modo fermo e calma stoica.
Il “miracolo” moscovita
Secondo la maggior parte dei ricercatori che aderiscono a questa visione, la teoria del complotto lunare va inquadrata nell’ambito della Guerra Fredda. L’Unione Sovietica, nel suo florido periodo sotto la guida di Nikita Krusciov, aveva trionfato su ogni traguardo nei confronti del rivale d’oltreoceano. Aveva mandato il primo satellite in orbita con il lancio dello Sputnik 1 il 4 ottobre 1957, era riuscita a far viaggiare il primo essere vivente in orbita (se si escludono i moscerini della frutta lanciati dagli Usa nel 1946 su un V-2 tedesco sottratto alla Germania sconfitta) un mese dopo. Nel corso del 1959, nel contesto del Programma Luna, due sonde furono lanciate nell’orbita lunare e la seconda riuscì ad allunare senza però fotografarne la superficie poiché si schiantò al suolo.
Il volo di uomini e animali
Con lo Sputnik 2 la cagnolina Laika fu la prima pioniera inconsapevole dello spazio e sebbene per lei non fu programmato alcun rientro, nel 1960 i cani sovietici Belka e Strelka orbitarono attorno alla terra e ritornarono con successo. Il 12 aprile del 1961, tutt’ora giorno di festa russo, la navetta spaziale Vostok 1 permise al cosmonauta Juri Gagarin di essere il primo uomo nello spazio e il 16 giugno 1963 Valentina Treškova fu la prima donna, ma il traguardo stellare dal punto di vista tecnico fu senza dubbio la passeggiata spaziale di Aleksej Leonov, che il 18 marzo 1965 mostrò al mondo scientifico la possibilità pratica dell’essere umano di muoversi e operare in un luogo totalmente oscuro e privo di qualsiasi punto di riferimento.
Considerazione geo-strategica
Considerando questi risultati inoppugnabili appare sicuramente credibile, e per certi versi lo è, la volontà statunitense di vincere la corsa allo spazio a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.
La perdita manifesta della supremazia tecnologica era sotto gli occhi attenti di paesi alleati e sottoposti, e questi non sarebbero certamente rimasti organici all’egemonia americana se non vedevano più in essa il migliore dei mondi possibili e fu così che, secondo i sostenitori di questa teoria, venne richiesto al segretamente comunista Stanley Kubrick di inscenare il falso allunaggio in cambio di protezione personale e aiuto economico professionale.
Una voce del dissenso nostrano
Non fu certo il primo italiano, ma sicuramente ad oggi tra i più esperti e preparati, il documentarista Massimo Mazzucco, che riconosce un errore nel lavoro di Bill Kaysing riguardo alla mancanza delle stelle nel filmato Apollo, era giorno e non si sarebbero mai potute vedere. Famoso online per numerosi documentari inchiesta su diversi argomenti dibattuti e mai del tutto chiariti.
Nel caso specifico si segnala il suo film del 2017 “American Moon” nel quale sostiene senza mezzi termini la tesi del complotto lunare mettendo fortemente il punto sulle questioni delle ombre che avrebbero dovuto avere una fonte di luce molto vicina e che quella risoluzione filmica si sarebbe potuta ottenere in uno studio.
Vita e lavoro nel paese della scienza
Mazzucco ha vissuto tanti anni negli States ed è stato fotografo professionista nel campo della moda per quarant’anni, dichiara che gran parte degli addetti ai lavori dell’epoca non ritenevano possibile una fotografia di quel tipo in assenza di luce artificiale.
Disse inoltre che quando mostrò all’amico e collega Oliviero Toscani le immagini della prima missione Apollo regolarmente allunata chiedendo delucidazioni riguardo all’argomento dibattuto, la risposta del fotografo lombardo fu quella che se glielo avessero chiesto a lui, facendole in studio, sarebbe sicuramente riuscito a realizzarle meglio.
Un comune denominatore
Una questione che ha messo d’accordo tutti coloro che, per un motivo o per un altro, non ritengono veritiera la versione lunare ufficiale è senza dubbio quella delle fasce di Van Allen. Scoperte dall’omonimo astronomo statunitense, ma teorizzate ben prima dell’Era Spaziale, le fasce di Van Allen sono due agglomerati circondanti il nostro pianeta, uno interno costituito da plasma di elettroni e ioni positivi ad alta energia, quello esterno formato da soli elettroni ad alta energia molto più dinamici. Avendo intensi livelli di radiazione, tanto da imporre lo spegnimento dei sensori al telescopioHubble quando le attraversa, sono sempre state considerate uno di quei fattori imprescindibili che rendono inattuabile il volo extra atmosferico per gli esseri umani.
Le versioni ufficiali
Tutti gli enti governativi, le associazioni scientifiche primarie e gli apparati militari nazionali, compresi quelli di paesi avversari o nemici, sono sostanzialmente concordi nell’affermare la riuscita con successo delle missioni lunari e, almeno ufficialmente, non lascerebbero accesa nessuna miccia che alimenti il fuoco del dubbio.
Un esempio recente riguarda la missione lunare indiana senza equipaggio Chandrayaan-3 che ha fotografato la regione denominata “Mare della tranquillità” dove è ben visibile la bandiera statunitense e le impronte del modulo sul terreno.
Le conferme ufficiose
Sul sito della Nasa è presente un’ampia documentazione contenente trascrizioni delle comunicazioni, dati, obiettivi, campioni, schemi, foto, filmati, sequenze operative, informazioni sull’equipaggio, grafici e traiettorie. Il “Committee for Skeptical Inquiry” (CSI), tra i cui fondatori vi sono Isaac Asimov e Carl Sagan, sostiene l’impossibilità fisica di falsificare talmente tanto la narrazione fino al punto di far credere vero un’avvenimento di quel tipo mai accaduto. Anche il CICAP, versione italiana del CSI fondata da Piero Angela, rimane della stessa opinione.
Accordi e disaccordi
Volendo credere solo parzialmente alle versioni ufficiali ci sono alcune argomentazioni che vale la pena sviscerare per la risoluzione completa dell’analisi argomentativa.
I critici del programma spaziale americano potrebbero obiettare la non attendibilità della NASA e gli accordi tra le strutture militare di nazioni apparentemente nemiche, ma che in realtà collaborano sul piano dello spazio, sarebbero la conferma di questa visione delle cose.
L’attuale Stazione Spaziale Internazionale è stata costruita tramite un progetto congiunto che comprendeva anche i vettori forniti dalla Roscosmos, l’agenzia spaziale statale russa. Quest’idea però non contempla la complessità degli apparati militari, le loro diatribe interne e la difficoltà di mantenere una versione univoca su un avvenimento verificabile da terzi tramite l’osservazione fisica.
Un’altra realtà tra le pieghe dell’incredulità
C’è una versione sostenuta nella sua impronta dall’autore del libro “Lumières sur la Lune“, il fotografo francese Philippe Lheureux e dall’ingegnere nucleare statunitense William L. Brian che scrisse”Moongate“.
Lo sbarco umano ci sarebbe stato, ma la NASA ha diffuso foto false per evitare che paesi avversi potessero ottenere informazioni oppure ha nascosto le vere scoperte fatte dagli astronauti.
Sebbene questa teoria poteva apparire particolare fino a qualche anno fa, va tenuto conto che possiede in sé una certo grado plausibilità considerato il rilascio governativo dei file sugli Uap (Ufo), nel quale sono presenti diverse fotografie delle missioni Apollo che ritraggono sfere e globi luminosi a distanza variabile. Visionabili nelle slide 2 e 3 d’introduzione all’articolo sulla pagina Instagram.
Chiusura e contemplazione
Le apparizioni di fenomeni celesti sconosciuti spiegherebbero approssimativamente: la scarsa autenticità delle prove fotografiche per via di fonti luminare anomale, punti di luce ravvicinati e non coerenti, le pressioni e le omissioni delle quali sono stati oggetto i protagonisti dell’impresa, la collaborazione scientifico-militare di nazioni avverse e la possibilità tecnica di occultare una parte degli avvenimenti senza la pretesa di creare una narrazione alternativa totalmente scollegata dalla realtà fattuale del programma.
Le fasce di Van Allen sono state oltrepassate con successo dalla missione con equipaggio Artemis II, partita il 1 aprile 2026 confermando così la possibilità fisica della riuscita. La speranza odierna è quella che si possano attenuare le divergenze e ottemperare alle difficoltà dogmatiche così da poter affrontare le novità con la forza, la curiosità e il coraggio che da sempre innalzano la nostra specie e tornare ad essere quegli operai della terra che collaborando hanno conquistato il cielo.
“In verità, non mi interessa la vittoria della Germania; ciò che mi importa è la conquista della luna”*
-Wernher von Braun-
A cura di
Samuele Baldinini
*Citazione priva di conferma accademica unanime
