In una calda notte estiva del 1993 si consuma un efferato delitto ai danni della ventitreenne Laura Bigoni. Nove coltellate, un corpo dato alle fiamme, un taxi giallo, un’ombra, un serial killer fantasma aleggiano da oltre trentatré anni attorno al giallo mai risolto di Clusone.
Laura Bigoni era una giovane ragazza milanese che, nel luglio del 1993, si barcamenava tra due lavori ed una relazione burrascosa con l’infedele Gianmaria Negri Bevilacqua, detto Jimmy, da cui non riusciva ad allontarsi. La vacanza tra le montagne della Val Seriana, nella casa di villeggiatura della famiglia a Clusone, doveva servire a Laura per ritrovare del tempo per sé stessa, lasciandosi alle spalle per qualche giorno la sua frenetica vita di città.
La sera del 31 luglio Laura decide di andare a ballare alla discoteca “Collina Verde” di Clusone. Durante la serata incontra un ragazzo, Marco Conti, con cui decide di tornare a casa attorno alle 2 del mattino del 1 agosto. Giunta davanti alla villetta di Via Mazzini, Laura nota che le luci del suo appartamento sono accese e i due si allontano. I due ritornano attorno alle 4, le luci ora sono spente e Laura decide di salire da sola. Marco la aspetta, bussa alla porta, ma non riceverà mai risposta.
Un corpo tra le fiamme e un solo colpevole
La mattina del 1 agosto, il corpo di Laura Bigoni viene ritrovato senza vita sul suo letto, raggiunto da nove coltellate e cirondato dal fumo e dalle fiamme, nel chiaro tentativo di distruggere più prove possibili. Il corpo della ragazza ha solo il reggiseno addosso, le mutande ed il resto dei vestiti sono stati accuratamente piegati e riposti su una sedia. Non non ci sono segni di effrazione, Laura ha aperto volontariamente al suo assassino.
L’indizio cardine sono dei capelli ritrovati sul comodino vicino alla ragazza. Gli investigatori risalgono velocemente a Jimmy Bevilacqua. Il ragazzo nei giorni precedenti il delitto era passato a Clusone dalla ragazza ed era stato respinto. Jimmy potrebbe aver visto Laura in compagnia di un altro ragazzo e, spinto dalla gelosia, ha deciso di ucciderla. Sulla base di questa linea investigativa, Jimmy Bevilacqua viene arrestato e condannato nel 1997 a 24 anni di reclusione per l’omicidio di Laura Bigoni.
Un puzzle con troppi pezzi mancanti
Il caso sembra risolto ma la sentenza della Corte d’Appello del 1998 scagiona Jimmy per mancanza di prove. In effetti, ci sono tanti elementi che gli investigatori hanno omesso durante le indagini. In primo luogo, il ragazzo che ha visto per l’ultima volta Laura in vita, Marco Conti, sostiene di aver visto l’ombra di una persona mentre si allontanava dalla villetta di Via Mazzini senza riuscire però ad identificarla. Inoltre, diverse segnalazioni testimoniano la presenza di un taxi giallo targato “Milano” appostato sotto l’appartamento di Laura.
Chi si nasconde dietro l’ombra vista da Marco la notte dell’omicidio? Cosa ci faceva a quell’ora della notte un taxi sotto l’appartamento di Laura? Domande che ancora oggi senza risposta. Per gli inquirenti, la pista più probabile rimane quella della gelosia di Jimmy Bevilacqua nonostante ci siano tanti, troppi, elementi lasciati da parte nelle indagini.
Un serial killer della Val Seriana?
Il caso di Laura Bigoni si raffredda tristemente con gli anni, entrando tra le centinaia di casi rimasti insoluti. La speranza di una svolta arriva nel 2021 quando, in una telefonata anonima, una donna racconta di aver subito ripetutamente delle molestie durante i turni notturni di pulizia negli uffici del comune di Milano, lo stesso lavoro svolto da Laura. La donna descrive il molestatore come un uomo dai capelli castani, che spaventava le donne con una bomboletta spray ed un accendino. Elementi che rimandano immediatamente all’incendio in cui è stato trovato il corpo esanime di Laura. Anche questa pista tuttavia, ad oggi, non ha portato ad alcun risvolto nelle indagini.
Infine rimane la pista più macabra, che vede il coinvolgimento di un serial killer fantasma che agisce nella zona della bergamasca da oltre 30 anni e che si sarebbe macchiato di almeno altri 6 omicidi di donne, di cui due avvenuti nell’estate stessa del 1993, a pochi giorni dalla morte di Laura. Sono tutte morti violente, in cui la crudeltà e la passionalità paiono elementi inconfutabili. Che l’omicidio di Laura sia stato il primo atto di una scia di sangue tutt’ora in corso? La verità, purtroppo, pare ancora oggi lontana.
a cura di
Luca Chieti
