Tre omicidi compiuti nella Bologna di inizio anni ’80 avvolti tutt’oggi dal mistero. Uno studente, una studentessa, una ricercatrice, accomunati dalla passione per l’arte, dal DAMS e da un triste destino.
Nel periodo turbolento e di forte cambiamento sociale dei primi anni ’80, l’eccentricità di Bologna ha attirato a sé giovani da tutta Italia. Affascinati dallo spirito libertino e artistico in cui chiunque aveva la possibilità di esprimere i propri talenti. Punta di diamante è indubbiamente la facoltà di arti, musica e spettacolo dell’Università di Bologna, il DAMS, ambita da tutti coloro che desiderano intraprendere una carriera nel districato e contorto mondo artistico. Tra loro, c’erano Angelo Fabbri, Leonarda Polvani e Francesca Alinovi.
Età diverse, carriere diverse, ambizioni artistiche diverse. I tre verosimilmente non si sono mai scambiati nemmeno uno sguardo eppure sono diventati protagonisti di un macabro ultimo atto in cui il DAMS pare essere l’unico filo conduttore.
L’omicidio di Angelo Fabbri
Il 31 dicembre 1982 in Val di Zena, alle porte di Bologna, viene ritrovato da dei cercatori di tartufi il corpo senza vita di un giovane. Si tratta del ventiseienne Angelo Fabbri, studente del DAMS sotto l’egida del celebre scrittore e professore Umberto Eco. Fabbri è stato raggiunto da undici coltellate, inferte con estrema violenza ma di cui solo cinque sono risultate fatali. Le indagini risultano sin da subito inconcludenti e il caso si raffredda velocemente.
Tuttavia, rimangono numerose domande senza risposta. Ad esempio, come è arrivato il corpo del giovane a più di 5km dalla sua abitazione? Chi aveva motivo di colpire così brutalmente Fabbri? Esiste un qualche legame con il DAMS?
L’omicidio di Francesca Alinovi
L’omicidio di Angelo Fabbri assume una connotazione ancora più enigmatica quando il 12 giugno 1983 viene ritrovato il corpo esanime di Francesca Alinovi. Critica d’arte e ricercatrice del DAMS, Alinovi ha concentrato i suoi studi sulla performance art e sul graffitismo diventando una figura di rilievo a livello europeo. Il cadavere viene ritrovato nell’abitazione della ricercatrice nel pieno centro di Bologna, che si trasforma presto in una scena del crimine con una forte dimensione ritualistica. 47 coltellate lievi hanno colpito Alinovi ma solo un singolo taglio della giugulare è risultato fatale, come nel più brutale dei sacrifici. Nessun segno di effrazione, un paio di Ray Ban e una frase lasciata sul vetro della finestra del bagno.
your’ “not” alone , any.. way…
Una frase traducibile come “non sarai mai sola, comunque” . Ma che, nel gergo newyorkese dell’epoca, tipico del mondo della street art, significava invece “ti ho fregato”. Un’affermazione dai toni punitivi, ma che testimonia una certa familiarità e conoscenza del mondo artistico, alimentando l’ipotesi che forse, Fabbri e Alinovi siano vittime di uno stesso carnefice.
Per l’omicidio di Francesca Alinovi verrà accusato e successivamente condannato Francesco Ciancabilla, un allievo della vittima che aveva con lei una relazione turbolenta. Eppure, un’ultima tragica morte getta nuovamente ombre su quando accaduto ad Angelo Fabbri e Francesca Alinovi.
Un serial killer del DAMS? L’omicidio di Leonarda Polvani
Il 29 novembre 1983 Leonarda Polvani, studentessa del DAMS, scompare dalla sua abitazione di Casalecchio di Reno mentre si recava dalla propria abitazione al box della sua auto. Una decina di passi, poi il nulla. Polvani viene ritrovata il 3 dicembre, senza vita in una cava di gesso nel colle della Croara, ad oltre 20km dalla propria abitazione. A differenza degli altri due omicidi, Polvani è stata uccisa da un unico colpo di pistola, dando l’idea di una fredda esecuzione. La grotta teatro del crimine era chiusa da una recinzione recisa molto probabilmente dall’assassino, che aveva quindi già scelto il teatro di quest’ultimo brutale atto.
Una macabra performance
Dopo la morte di Leonarda Polvani, la stagione omicida dei delitti del DAMS giunge al termine. Si torna nuovamente alla tranquillità e alla leggerezza che da sempre hanno caratterizzato quegli ambienti. Le indagini non hanno mai trovato un responsabile per gli omicidi di Angelo Fabbri e Leonarda Polvani e le accuse contro Ciancabilla non sono mai sembrate convincenti.
Ad oggi, dei tre omici è rimasto il ricordo del fil rouge della facoltà artistica bolognese che li legava, rendendo Angelo, Francesca e Leonarda i protagonisti di una macabra performance artistica in cui, forse, abbiamo visto evolvere la furia omicida di un killer prima violento ma inesperto, poi passionale e sacrale e, in ultimo, freddo ed ormai abituato alla morte.
a cura di
Luca Chieti
