In questa rubrica, la Dott.ssa Carmen Settanta spiega come si affronta la cura di un disturbo alimentare dal punto di vista psicologico e ci racconta l’operato del team del Nuovo Centro Clinico di Torino
Il Nuovo Centro Clinico (NCC) di Torino è un polo di riferimento per la cura della salute mentale e fisica. Tra le tante attività portate avanti dal polo, vi è quella dedicata alla cura dei DCA. Si parte dalla diagnosi per poi proseguire con il percoso di cura più adatto al paziente.
I disturbi del comportamento alimentare (DCA) sono una problematica molto diffusa oggi, oggetto di sempre maggiori ricerche, studi e attenzioni.
Noi di SaliceMAG abbiamo deciso di creare una rubrica suddivisa in quattro puntate con la collaborazione della Dott.ssa Carmen Settanta, psicologa presso il NCC. Questi quattro appuntamenti hanno il fine di comprendere alcuni aspetti che si celano dietro queste patologie e di entrare in contatto con l’approccio proposto dal centro.
Questa prima parte della rubrica è dedicata ad una introduzione del tema dei DCA e di come il Nuovo Centro Clinico se ne occupa.
Buongiorno Dottoressa Settanta e benvenuta su SaliceMAG.
Quello del Nuovo Centro Clinico è un progetto condiviso, come il vostro approccio interdisciplinare è utile al supporto dei pazienti e all’attraversamento della loro malattia?
Il Nuovo Centro Clinico è un centro di ricerca e cure integrate per la salute del corpo e della mente. L’approccio interdisciplinare del Nuovo Centro Clinico nasce dalla consapevolezza che non ci si deve limitare a trattare la malattia. Occorre prendersi cura della persona nella sua interezza.
Questo principio si realizza attraverso l’applicazione del modello bio-psico-sociale. Esso integra la gestione clinica del corpo con il supporto emotivo alla mente e l’attenzione al contesto di vita del paziente. Invece di costringere la persona a frammentare il proprio percorso tra diversi specialisti isolati, il nostro team interdisciplinare lavora in modo unitario e costante.
Questo dialogo tra professionisti permette di trasformare l’attraversamento della malattia in un percorso di accompagnamento globale. In esso, ogni aspetto — biologico, psicologico e relazionale — viene accolto per migliorare la qualità della vita e restituire centralità all’essere umano, non solo alla diagnosi.
Quando si parla di DCA quali sono gli aspetti che li caratterizzano maggiormente?
I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) sono patologie complesse che, per essere comprese appieno, richiedono l’applicazione del modello bio-psico-sociale a cui accennavamo prima. Non si tratta infatti di semplici “problemi con il cibo”, ma di disturbi in cui il corpo diventa il terreno su cui si esprime una sofferenza emotiva profonda.
Gli aspetti che li caratterizzano maggiormente sono:
- L’alterazione del comportamento alimentare. Questi disturbi si esprimono attraverso un rapporto alterato con il cibo che può oscillare tra la privazione severa, gli episodi di alimentazione incontrollata o l’attuazione di strategie compensatorie — come l’iperattività fisica o le condotte di eliminazione — utilizzate nel tentativo di neutralizzare l’apporto calorico o gestire l’angoscia emotiva.
- L’eccessiva preoccupazione per il peso e le forme corporee: la persona valuta il proprio valore quasi esclusivamente in base alla bilancia o allo specchio. Spesso è presente una vera e propria dismorfofobia, ovvero una percezione alterata del proprio corpo.
- La funzione relazionale del sintomo: il comportamento alimentare diventa il linguaggio attraverso cui la persona comunica o si difende nei legami con gli altri. Il sintomo si trasforma in una gabbia di fatica che condiziona pesantemente il rapporto con le persone vicine — familiari, amici, partner — ma anche con il contesto sociale allargato. Questa gabbia impedisce una comunicazione autentica: la persona non riesce a esprimere a parole e in modo autentico ciò che prova e finisce per utilizzare il controllo del cibo o del corpo come unico strumento di gestione delle relazioni.
- L’impatto sulla salute fisica e sociale: Oltre ai gravi danni organici che colpiscono i sistemi metabolico, cardiaco e osseo, i DNA portano a un progressivo isolamento. La vita della persona finisce per ruotare ossessivamente attorno al cibo e alla paura di non riuscire a conformarsi a certi standard estetici e sociali che arrivano dall’esterno. Questi modelli diventano così condizionanti da spingere la persona a ritirarsi dalle relazioni, nel timore costante del giudizio e nell’impossibilità di gestire contesti di convivialità che non può più controllare.
Proprio per questa natura multidimensionale, nei DNA è vitale che il team interdisciplinare non si limiti a modificare l’alimentazione dispensando diete, ma si prenda cura della persona integrando l’aspetto nutrizionale, quello medico-psichiatrico e quello psicoterapeutico, sostenendo anche il nucleo familiare nel percorso di cura.
a cura di
Agnese Piana
