Narcisismo patologico, paranoia, pattern antisociali e scettico-diffidenti. Queste sono alcune delle caratteristiche ricorrenti che costituiscono il profilo psicologico di un Incel
Gli Incel (acronimo di Involuntary Celibate), e più in generale la manosfera, sono uomini eterosessuali giovani, membri di una subcultura online che lamentano di non riuscire a costruire relazioni amorose o sessuali con le donne. Attribuendo tale condizione prettamente all’aspetto fisico e al loro status socioeconomico, arrivando ad incolpare gli uomini di bell’aspetto (chad) e lo stesso genere femminile.
Questa comunità è costituita da individui che attuano una serie di comportamenti disfunzionali riconducibili a disturbi comportamentali e psicologici.
Il Forum dei Brutti, creato online dalla comunità Incel italiana, pullula di esempi di tali atteggiamenti.
Deficit empatici e solitudine
L’astio verso le donne e la presenza di deficit empatici scaturiscono da forme di narcisismo patologico. La mancata capacità di sviluppare relazioni interpersonali e la ricerca di supporto attraverso forum e community online, sovente in forma anonima, invece, richiamano ad un comportamento antisociale.
Nel Forum, un post dal titolo “La legge sul consenso è quanto di più assurdo possa esistere” ha generato uno scambio di opinioni. Opinioni che sottolineano non solo il poco valore attribuito alla donna ed una misoginia intrinseca, ma anche una forte insoddisfazione. È, in effetti, la mancanza di relazioni sociali che li porta ad isolarsi e a rifugiarsi in una triste solitudine.
I pattern evitanti e scettico-diffidenti li portano a costruire un guscio, fatto di autocommiserazione e rabbia, che sfocia in un odio profondo verso le donne. Spesso il riflesso del disgusto che provano verso sé stessi.
Questi sentimenti esasperati trovano sfogo in uno scambio di opinioni che il più delle volte mirano ad attribuire delle valutazioni, dei numeri, per identificare sé stessi e gli altri.
Si hanno frasi come “io di faccia sono normaloide (nella norma). Il mio punto forte è l’altezza ma non basta. Di fatto non arrivo al 6.5”, “sono alto ma non arrivo nemmeno al 5 pieno”, o ancora “essere 6 o 6,5 fa tutta la differenza del mondo”.
Questo ridursi e ridurre gli altri a sterili cifre, depersonifica, priva della propria essenza e del proprio essere. Oggettifica e rende figure passive, prive di qualità, situazione che genera il più delle volte un pessimismo estremo.
Interessante è infatti un’intera sezione del forum dedicata alle valutazioni di donne più o meno famose, tra cui attrici, modelle, conduttrici televisive e tante altre. Ma sono anche tanti i post nei quali loro stessi si autovalutano, chiedono di essere valutati, o ancora, di valutare altri uomini.
Un supporto solo apparente
Sul forum molti utenti si raccontano, condividono paure e preoccupazioni, problemi nelle relazioni o nella vita privata, chiedono consigli oppure solo di essere ascoltati.
Si hanno post intitolati: “Si soffre”, “Ho raggiunto l’apice della tristezza”, “Come fate ad accettare?”. Qui si rivelano paure e insicurezze, ma non sempre le risposte sono quelle sperate.
Il forum, infatti, nonostante si proponga come luogo sicuro, nel quale cercare supporto e non sentirsi giudicati, spesso diventa teatro principale di giudizi e disprezzo. È facile imbattersi in aspre critiche riguardanti le scelte, le caratteristiche o la vita altrui. Opinioni che probabilmente sono frutto del tentativo di riversare il proprio dolore sugli altri.
Ecco rivelarsi la doppiezza di questa community che, nonostante si dichiari di supporto, spesso è più giudicante del mondo esterno. In questo modo la situazione di disagio accresce, si fa sempre più forte e sempre meno sopportabile, ma soprattutto accrescono le insicurezze e non vi si trova una via di uscita.
Un mondo fatto di sospetti
È questa la personalità paranoide dell’incel che sviluppa sospetti e pervasioni sia verso il “fuori” del mondo, che verso il “dentro” della community. Ed è qui che il confine si assottiglia, e per queste personalità fragili risulta difficile distinguere tra finzione e realtà.
Sono uomini che non accettano la propria fragilità, dalla bassa autostima e impregnati di una rabbia repressa che danneggia loro stessi e la loro percezione del mondo.
Forse allora sono vittime? Vittime di una società spesso troppo disattenta ed egocentrica. Può darsi che siano solo bambini le cui grida di aiuto sono rimaste inascoltate. Credo infatti che sarebbe importante educare maggiormente all’ascolto e al rispetto. È necessario comprendere che chiedere aiuto non è sinonimo di debolezza ma simbolo di crescita personale.
a cura di
Agnese Piana
