“Forum Dei Brutti”: tra ossessione per l’aspetto, sfiducia nella terapia e spirali di sconforto, il racconto dall’interno di uno dei forum italiani più discussi
Esiste una fine all’essere incel? Mi sono sempre chiesto se esista una fine alla nostra condizione, nel mio caso non vedo ancora la luce in fondo al tunnel. È possibile uscire da tutto questo senza cambiare nulla a livello estetico? E secondo voi, essere incel è più il risultato di esperienze negative che si ripetono, o si autoalimenta da solo non lasciandoti via di scampo? Mi trovo in un momento di forte crisi e ho bisogno di persone che condividano la loro esperienza.
Redyou
“Redyou”, è questo il nickname che abbiamo scelto per il nostro utente fittizio, creato per riuscire a entrare all’interno dell’FDB, il “Forum Dei Brutti”. Uno spazio online frequentato da uomini che si definiscono incel (celibi involontari). Qui gli utenti si scambiano consigli, raccontano le proprie storie cercando di capire come migliorarsi con il supporto reciproco. In apparenza è una comunità molto unita, capace di suscitare curiosità in chi la osserva dall’esterno. Dietro questa facciata di disponibilità, però, si nasconde molto altro. Un mondo ancora da molti sconosciuto, fatto di commenti misogini, condivisione di diete al limite della sopravvivenza, scambio di foto proprie, di celebrità o perfino di persone sconosciute, per poi valutarle da 1 a 10 in base all’aspetto fisico, e molto altro ancora. Chiariti questi elementi e creato “Redyou”, il nostro obiettivo era approfondire la conoscenza di questa realtà. Per farlo, dovevamo fingerci uno di loro.
Il nostro personaggio è quello di un uomo di 30 anni, impiegato, obeso, con difficoltà economiche e forte isolamento sociale. Racconta di riuscire a parlare con le ragazze solo online, di non trovare il coraggio di incontrarle dal vivo per vergogna del proprio corpo, di evitare la palestra per paura del giudizio e di fallire le diete per via dei turni di lavoro e della fame notturna. Si definisce “normocarino di viso”, ma convinto che la forma fisica e il suo status lo rendano automaticamente escluso. Le domande che abbiamo posto al forum sono dirette: “si può smettere di essere incel senza cambiare aspetto?”, “è una conseguenza dei rifiuti subiti o una spirale che si autoalimenta?”, “La psicoterapia serve?”. Le risposte ricevute, numerose e molto articolate, mostrano una comunità tutt’altro che uniforme, ma anzi attraversata da correnti di pensiero molto nette e differenti.
Estetica = tutto
La linea di pensiero dominante è quella che attribuisce all’aspetto fisico un ruolo quasi totale. Altezza, ossatura, proporzioni corporee e capelli vengono descritti come fattori decisivi per lo stato di incel. Un utente risponde: “Intervenendo sul fisico la situazione può migliorare, ma molti difetti sono difficili da correggere. Chi è predisposto parte avanti”. Molti fanno riferimento anche alla palestra, vista come necessaria ma spesso insufficiente, utile per migliorare, ma che non serve a molto se parti da una base pessima. Un utente sottolinea proprio questo punto: “Molti mollano perché capiscono che per ottenere 10 devono dare 100, mentre a uno predisposto viene naturale”. In questa visione l’estetica è tutto, anche il carattere viene visto come conseguenza dell’aspetto e delle esperienze sociali: “Più si è brutti più si è timidi ed introversi, dai caratteri goffi e autistici, il carattere è la diretta conseguenza di un vita fatta di umiliazioni“.
Il modello “LMS”: look, money, status
Diversi interventi propongono un approccio strategico alla desiderabilità, quasi come se fosse un dogma per loro, riassunto nella formula LMS (Look, Money, Status). Secondo questa visione, l’uscita dalla condizione incel, passa dall’aumento di questi tre fattori, con priorità assoluta all’aspetto. “Per uscire da questa condizione bisogna maxxare (cioè migliorare) look, money e status. Iniziando dal look, le altre due seguono”. Ma anche qui emergono obiezioni. Per esempio, c’è chi sostiene che il denaro attirerebbe solo interesse opportunistico, non attrazione per la persona. “I soldi non risolvono l’assenza di validazione, dicono che se facessi soldi attrarrei solo gold diggers (arrampicatrici sociali) innamorate solo del mio denaro e non di me”.
Terapia e pareri contrastanti
Quando il nostro profilo infiltrato chiede se la psicoterapia possa essere utile, la discussione si divide bruscamente. Una parte interviene dicendo: “Lo psicologo ti ascolta attivamente e ti fa scavare. Non esci guarito: è un lavoro costante”. Un altro attacca questa opinione, definendola inutile e costosa, paragonandola a pagare qualcuno per sentirsi dire cose ovvie. Il confronto prende rapidamente una piega ideologica e aggressiva. È il punto di maggiore conflitto, segno che il tema del supporto psicologico è fortemente discusso all’interno del forum.
Esperienze e traumi
Tra i commenti più riflessivi compare quanto i rifiuti e le esperienze negative possano trasformarsi piano piano in veri e propri aspetti della personalità. Ho preso come esempio questa frase alla risposta di un utente: “All’inizio sono le esperienze negative. Poi la ferita diventa un problema autonomo, come respirare da un terzo polmone”. Qui la condizione incel non è vista solo come mancanza di relazioni, ma come identità costruita su cicatrici sociali che continuano a influenzare comportamento e percezione di sé. Non mancano alla lista risposte fortemente pessimiste. Alcuni utenti descrivono come irreversibile il fatto di poter “guarire” dalla condizione incel, destinata a peggiorare con l’età, non recuperabile neppure con il successo economico. In vari interventi emerge una rassegnazione totale e il desiderio di morire, per poter porre fine alla loro condizione dandosi per spacciati: “Concordo con altri utenti che l’unica soluzione è la morte e spero che avvenga il prima possibile”.
La minoranza gentile
È la minoranza a proporre le soluzioni più concrete: fare attività fisica indipendentemente dal risultato. “Che sia sport o sala attrezzi non importa, l’importante è praticare con ritmo ed efficienza”. Oppure, c’è chi propone di approcciarsi al mondo esterno e alle interazioni sociali gradualmente: “devi frequentare luoghi dove è possibile fare conoscenza anche lontano dal posto in cui vivi e non approcciare tutte a freddo”. C’è anche chi normalizza le difficoltà e i cali di motivazione: “Se non vedi risultati è normale perdere la motivazione, non devi colpevolizzarti”.
La nostra infiltrazione mostra un dato molto chiaro: questa community non ragiona seguendo un solo schema. I vari aspetti che abbiamo visto e trattato (forma fisica, soldi, carattere e terapia) vengono affrontati in modi diversi, letti come causa o effetto dell’essere incel. Non esiste una dottrina unica che determina perché sei incel, come lo puoi diventare e come puoi guarirne. Ma esiste un filo comune, la ricerca di una causa biologica, sociale e psicologica, che spieghi l’esclusione relazionale e che possa ridurre l’incertezza. La domanda con cui ci siamo affacciate a questo mondo è stata: “Esite una fine?”. Non abbiamo ricevuto una sola risposta e neanche condivisa, ma ha rivelato senza filtri, da vicino, il modo di pensare e interagire con il quale questa subcultura riesca ad orientarsi nel mondo e a convivere con questo disagio.
a cura di
Beatrice Berti
