Per quanto scintillante e bellissimo sembri il mondo della moda, nasconde un lato oscuro fatto di corpi irrealistici e modelli malsani
La moda può essere considerata un terreno fertile quando si parla di disturbi alimentari. Spesso i brand di moda nelle loro sfilate o nei loro negozi mostrano dei corpi irrealistici, con modelle e manichini dalle fattezze sottili e fragili.
La pericolosità del confronto
È proprio questa idea della fragilità di un corpo scheletrico che la moda propone e promuove, ma che risulta pericolosa quando si tratta di soggetti deboli. Queste immagini di corpi alla stregua dell’irraggiungibile generano modelli corporei ed estetici scorretti, che intaccano la percezione comune del bello. In chi li osserva spesso nasce il desiderio di “essere come”.
Tale desiderio di un copro “perfetto”, che spesso non è reale ma frutto di modifiche e ritocchi, può sfociare in disturbi del comportamento alimentare, in diete ipocaloriche esagerate ed attività fisica eccessiva con il fine di colmare quel divario tra il proprio corpo e quello altrui.
Poca inclusività
Spesso il problema scaturisce proprio dalla sostanziale mancanza di taglie più grandi in alcuni negozi. Non sono solo i modelli visivi proposti ad essere pericolosi ma lo è anche la mancanza di inclusività.
Risulta difficile trovare nei negozi taglie sopra la 46/48. I marchi, così facendo, escludono una grossa fetta di popolazione, generando un’insoddisfazione che, partendo dagli abiti, si dilaga verso il corpo stesso della persona, relegato ad un numero.
Altro tema di rilevanza è quello della vestibilità. Sempre più spesso i vestiti calzano più piccoli della taglia che riportano e non valorizzano le forme dei corpi comuni. Anzi, sembrerebbero essere loro stessi a giudicare i fisici che vestono. È così che chi li prova, ancora una volta, si sente inadeguato, ricoperto da un involucro che lo fa sentire sbagliato e non conforme.
Un inizio di sensibilizzazione
Oggi, la sensibilizzazione su questo argomento sta crescendo, attuando politiche inclusive come la body positivity e la body size diversity. Esse promuovono l’accettazione e la presa in considerazione anche di corpi che non rispecchiano esattamente gli standard che la società e le icone propongono e, più spesso, impongono.
Molti brand, specialmente quelli più giovani, stanno tentando di ampliare il proprio portafoglio taglie e di essere maggiormente inclusivi, ma la strada da percorrere è ancora lunga.
Corpi e passerelle
Purtroppo, di recente, una raccolta dati svolta da Vogue Business ha rivelato che nelle passate Fashion Week solo lo 0,6% delle modelle era plus size mentre il 3,8% era definibile mid size. Nell’ultimo periodo è, infatti, ritornato il trend dei corpi esili e sottili che hanno dominato le ultime sfilate.
Seppure il mondo delle passerelle appaia lontano, le tendenze che genera si riflettono nella quotidianità. Influendo sul pensiero comune di ciò che viene ritenuto “esteticamente appagante”, quindi bello e degno di essere considerato.
Tali rivelazioni sono allarmanti specialmente se si fa riferimento agli adolescenti, che in fase di presa di conoscenza dei propri corpi spesso si paragonano al mondo esterno. Paragoni che solitamente hanno esisti insoddisfacenti e che potrebbero sfociare in comportamenti del disturbo alimentare.
I DCA, essendo strettamente connessi alla dimensione corporea e alla sua percezione, sono quindi anche molto legati alla moda e ai suoi modelli rappresentativi. Sarebbe quindi necessario uno sguardo maggiormente inclusivo che tenga conto delle diversità che rendono ogni corpo speciale, ma soprattutto degno di essere amato e valorizzato per com’è.
a cura di
Agnese Piana
