La danza classica è una di quelle discipline, così come il pattinaggio e la ginnastica, in cui la magrezza del corpo viene richiesto come requisito necessario al fine di garantire una miglior prestazione. Questo canone nasconde però pressioni e ansie che colpiscono i ballerini
Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, con anoressia si intende il rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al minimo normale per età e statura, la paura di ingrassare, l’alterazione del modo in cui si vive il peso o la forma del corpo.
Nella danza classica, un corpo magro è considerato essenziale per svolgere la disciplina. Questo rischia di provocare nei ballerini il disturbo dell’immagine corporea, comune in anoressia e bulimia, che prevede un’alterata percezione del proprio corpo.
Il peso dei canoni corporei
Secondo Tortsveit e Sundgot-Borgen (2005), la danza classica rientra nella categoria degli sport leanness, in cui la magrezza è un requisito essenziale per il successo sportivo. La danza, però, rientra anche nella sottocategoria degli sport judged, nei quali i canoni estetici sono non solo necessari per una migliore resa sportiva ma anche ricercati da un punto di vista estetico, ad esempio per ottenere una maggiore grazia dei movimenti. In questo modo, quindi, il corpo diventa parte integrante e fondamentale della performance. Molto spesso, infatti, chi decide di intraprendere un percorso professionale viene sottoposto, durante i provini, a diversi giudizi che si focalizzano anche sull’aspetto fisico.
Non ci stupisce, allora, leggere testimonianze come quella di Maria Garritano, ballerina della Scala di Milano, in cui denuncia l’alta frequenza di disturbi alimentari nei professionisti della danza classica, stimando addirittura che 1 ballerina su 5 soffra di DCA. Similmente, Dawn Smith-Theodore, ex ballerina, ora psicoterapeuta, ha sostenuto come il perfezionismo e la cultura della magrezza intrinsechi nel mondo del balletto siano una delle cause principali per lo sviluppo di un disturbo alimentare.
Pressioni esterne
I modelli di magrezza eccessiva, l’ideale di bellezza promosso dai mass-media (basti pensare ai commenti in programmi televisivi come “Amici”, dove il corpo dei ballerini è oggetto di critica e metro di valutazione per la permanenza o meno dell’allievo all’interno della scuola) e l’alta competitività possono essere considerati fattori precipitanti, in grado cioè di aumentare il rischio di sviluppo di un disturbo alimentare. Il mancato raggiungimento dei canoni, del “corpo ideale”, può generare insoddisfazione e preoccupazione per la propria body image.
Raggiungere il giusto peso corporeo diventa quindi una sfida per molte ballerine, anche adolescenti, soprattutto se si spera in una carriera professionistica. Questa costante insoddisfazione corporea, insieme con l’interiorizzazione di un’ideale di magrezza, sono le principali cause di sviluppo di DCA. Il rischio, soprattutto nelle adolescenti, è quindi quello di arrivare ad una restrizione alimentare tramite un forte controllo della dieta e un’ossessiva attenzione al peso corporeo.
Un altro pericolo sono invece le pressioni da parte dei genitori e degli insegnanti, figure che, al contrario di come dovrebbe essere, sembrano sempre più pressanti nei confronti delle ballerine, provocando, anche in chi non soffre di DCA, un senso di disagio corporeo.
Conseguenze e misure drastiche
Il continuo tentativo di corrispondere ai canoni estetici imposti dalla disciplina porta i ballerini ad attuare metodi patologici al fine di ridurre il proprio peso, ad esempio diete estreme, digiuno intermittente, vomito autoindotto, utilizzo di lassativi, disidratazione volontaria o ricorso alla nicotina, spesso utilizzata per sopprimere l’appetito.
Questi sono tutti segnali della presenza di un disturbo alimentare che rischia di diventare pericoloso per i ballerini e controproducente dal punto di vista performativo. I continui deficit calorici possono portare a una maggiore difficoltà nell’eseguire le coreografie ma anche a patologie più gravi come abbassamento della frequenza cardiaca, assenza di ciclo mestruale, perdita di capelli, problemi di stomaco e irsutismo, la crescita eccessiva di peli spessi e scuri causata da uno squilibrio ormonale.
Necessità di un cambiamento
A causa delle continue pressioni, la vita personale e professionale dei ballerini è sempre più a rischio. Le continue restrizioni possono portare ad un calo della performatività e a diverse patologie, mettendo in pericolo la loro carriera e la loro vita. È quindi necessario un cambiamento. Serve la coordinazione delle diverse figure presenti nella vita di un ballerino: medici dello sport, allenatori, nutrizionisti, psicologi dello sport e famiglie. È importante saper riconoscere i segnali e intervenire in caso di disturbo alimentare al fine di assicurare un’idoneità fisica che non li metta in pericolo di lesioni durante lo svolgimento delle coreografie e un piano alimentare accompagnato da un percorso di educazione alimentare.
Sebbene la danza classica si fondi sulla disciplina, i canoni estetici e la durezza delle sue norme rischiano di rafforzare o innescare comportamenti alimentari nocivi tra i ballerini. La lente di ingrandimento continuamente puntata sul fisico e sul peso corporeo rischia di creare pressioni estreme sui danzatori. La costante ricerca della perfezione può portarli ad una scarsa autostima e quindi ad un’insoddisfazione corporea dannosa.
a cura di
Giulia Focaccia
AI generated image
