Fedez è tornato sul prestigioso palco dell’Ariston per la sua seconda partecipazione al Festival di Sanremo portando il brano “Battito”
La prima apparizione di Fedez, in coppia con Francesca Michielin, risale al 2021 quando presentò “Chiamami per nome”, brano che arrivò secondo nella classifica finale.
È stata, quella, un’esibizione che ha un segnato un punto di svolta per la carriera di Fedez che da quel momento si è aperto ad altre sonorità diventando così conosciuto ad un più largo pubblico.
Quest’anno Fedez ha deciso di mettersi nuovamente in gioco potando sul palco il brano “Battito”, pezzo che affronta temi profondi e personali che hanno (e stanno tutt’ora) caratterizzato la sua vita negli ultimi anni.
Per questo motivo forse, per tutto quello che ruota attorno alla sua vita privata, ci si è spesso chiesti se Fedez sarebbe poi salito sul palco, se avrebbe retto l’ansia, la tensione e le aspettative del grande pubblico.
Insomma, fino alla fine, nonostante le smentite sul suo possibile ritiro, ci si chiedeva lo stesso se avrebbe gareggiato.
Ma lo ha fatto: è salito sul palco in abbigliamento total black, mani tremanti e lenti a contatto nere.
“Battito” è un brano intenso che rappresenta una lotta interiore, quella della depressione ed è stata scritta in collaborazione con Alessandro La Cava, Federica Abbate e Nicola Lazzarin.
Ora, non ho letto alcuna recensione su questo brano, ho preferito non farlo, perché voglio raccontarvelo dal punto di vista di chi soffre di depressione, prendendo TV Sorrisi e Canzoni (lo compro tutti gli anni, i testi li leggo solo qui) e brano in sottofondo.
Cerchiamo di dimenticare un attimo Fedez come personaggio, la vita privata, i gossip e tutto in “circondario” di voci vere o presunte tali e fingiamo di non conoscerlo.
Analisi del testo
Forse mento
Quando ti dico
Sto meglio
Stringimi avvolgimi
Poi lasciamo respirare
Una malattia come la depressione ti rende incapace di capire cosa stai provando, spesso è tutto nebuloso. Talvolta ti senti meglio o pensi di sentirti meglio, in realtà non è così.
Altre volte è così tanta la paura di rimanere soli e di sentire il corpo esplodere che si ha la necessità di sentirsi avvolti dal calore di qualcuno che ci ama ma poco dopo si necessita solitudine.
La depressione è una malattia molto difficile da spiegare a chi non ne soffre, è talmente complessa che le sensazioni sono le più strane e stranianti e si rincorrono diversi stati d’animo anche nell’arco di poche ore.
Questo è il tipo di confusione che sta cercando di descrivere Fedez.
Dento i miei occhi
Guerra dei mondi
…
Vorrei guarire
Ma non credo
Vedo nero pure il cielo
La guerra dei mondi negli occhi è descritta appieno dalla scelta delle lenti a contatto completamente nere che ha indossato sul palco, un buio interiore che traspare dagli occhi.
La seconda parte invece è tipica di chi è consapevole di stare molto male, anche se non riesce a dare un nome a tutto quel dolore.
Si vorrebbe guarire ma sembra impossibile perché il malato stesso non ha idea di come fare e non ha speranza di poterlo fare, non ne vede la fine, infatti anche il cielo è nero.
Tutto quello che abbiamo attorno è nero.
Vedo il bicchiere
Mezzo pieno
Con due gocce di veleno
Sembra totalmente in contrasto questo pezzo con tutta la narrazione precedente. Invece non lo è.
Il bicchiere mezzo pieno è un effetto del “veleno”, dell’antidrepressivo che c’è nel bicchiere che probabilmente, come detto all’inizio del brano è proprio la fluoxetina che tra gli effetti collaterali ha anche la secchezza delle fauci (poca saliva).
Oppure può riferirsi ad un calmante di qualche tipo dato che successivamente dice
Mi sento annullato
Dottore che cosa mi ha dato
Socialmente accettato
Anestetizzato
Conclusione
La scelta di affrontare la problematica della salute mentale è coraggiosa. Paracula, ho letto da qualche parte. E invece no.
Questa tipo di descrizione di una problematica, di un malessere, che non ha nulla di poetico e “aulico” come altre bellissime canzoni portate in scena ieri sera con cui è stata messa a confronto, porta con sé la durezza e il tono volutamente scarno e tagliente che si addice ad una malattia di questo tipo.
La mente di una persona che soffre di depressione è un buco nero, un inferno in cui anche quando vedi uno spiraglio di luce pensi che possa poi essere effimero.
La depressione ti porta a non vedere più nemmeno i miglioramenti o i lati positivi della tua vita e di quello che ti circonda.
Un testo come questo, proprio perché duro, frammentato, con parole e significati che si rincorrono, descrive appieno quello che un malato di depressione prova, giorno dopo giorno.
Quei giorni che sembrano non avere una data o inizio e fine. Quei giorni che sono pura confusione.
Galleggi, sopravvivi, ti ferisci anche solo sfiorando qualcun altro e metti barriere di filo spinato dove non avresti dovuto metterle, lasciando entrare chi invece ti farà del male.
Sara Alice Ceccarelli

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