Donald Trump, negli ultimi giorni, ha riacceso l’interesse per l’acquisizione della Groenlandia, suscitando reazioni contrastanti a livello internazionale
Durante un discorso al Congresso, Donald Trump ha dichiarato (nuovamente) l’intenzione di integrare l’isola nel territorio americano, sottolineando l’importanza strategica della Groenlandia per la sicurezza nazionale e internazionale.
Ha inoltre affermato che gli Stati Uniti raggiungeranno questo obiettivo “in un modo o nell’altro“, lasciando intendere la possibilità di utilizzare mezzi militari o economici per conseguire tale scopo.
Il primo ministro della Groenlandia Múte B. Egede ha respinto fermamente la proposta di Trump, affermando che il Paese non è in vendita e che il futuro dell’isola sarà deciso esclusivamente dal popolo groenlandese. Ha sottolineato l’identità groenlandese, dichiarando: “Non vogliamo essere né americani né danesi, siamo groenlandesi“.
Anche la Danimarca, di cui la Groenlandia è territorio autonomo, ha risposto alle dichiarazioni di Trump. Il ministro degli Esteri danese, Lars Løkke Rasmussen, ha espresso scetticismo riguardo alla volontà dei groenlandesi di integrarsi negli Stati Uniti e ha ribadito l’importanza di mantenere una relazione paritaria con la Groenlandia.
Le motivazioni di Trump (e non solo sue)
Le motivazioni dietro l’interesse e le dichiarazioni imperialistiche di Donald Trump per la Groenlandia sono molteplici. E sono anche interessi già mostrati durante il suo primo mandato.
Per prima cosa, l’isola possiede vasti giacimenti di risorse naturali, tra cui minerali e idrocarburi. Inoltre, occupa una posizione strategica nell’Artico, rendendola un asset geopolitico di grande valore.
Infine, seppur non di meno valore, Trump vuole bloccare l’influenza di Cina e Russia nella regione artica.
Però ecco, non è che Donald Trump si sia inventato qualcosa, diciamo che ha riciclato le idee del Presidente Harry Truman che nel 1946 offrì 100 milioni di dollari in oro per l’isola. Proposta cassata probabilmente in 5 secondi e un vaffanculo.
A livello internazionale, cosa ne pensano?
Emmanuel Macron, per esempio, sta valutando la possibilità di incontrare Trump e discutere di questa situazione, magari frenandolo di nuovo con la mano sul braccio come durante il loro ultimo incontro. Oppure con un destro.
Le dichiarazioni di Trump hanno sollevato preoccupazioni non solo in Groenlandia e Danimarca, ma anche a livello internazionale. Il presidente francese Emmanuel Macron sta valutando la possibilità di incontrare Trump per discutere, tra le altre questioni, delle recenti affermazioni sulla Groenlandia, sebbene al momento non siano stati fissati piani concreti.
La comunità internazionale tutta, ovviamente, osserva l’evolversi della situazione anche perché ci sarebbero dei risvolti geopolitici non di poco conto. Sempre tenendo in considerazione che di un’acquisizione forzata della Groenlandia si tratti, anche perchè come potrebbe avvenire altrimenti?
Non so, mi pare improbabile che un giorno Múte B. Egede si svegliasse pensando “Ehi, vediamo quanti soldi mi da The Orange Man”.
Tra l’altro, mi viene da pensare, l’uso di minacce per ottenere un controllo del territorio, non è una chiara inosservanza del diritto internazionale e del principio fondamentale dell’autodeterminazione dei popoli?
Sara Alice Ceccarelli

1 pensato su “Donald e la casetta in Groenlandia”