L’inizio della battaglia politica
Per ordine popolare il 5 maggio 2026 sulla Gazzetta Ufficiale della Serie Generale n.102 viene pubblicata una proposta di legge di iniziativa popolare portata avanti dall’avv. Frida Chialastri, giurista d’impresa specializzata in diritto commerciale e contrattualistica internazionale anche supportata dal maresciallo dei carabinieri Roberto Nuzzo.
La proposta porta il nome evocativo DDL Cieli Blu. All’interno di essa vi è un divieto esplicito di modificazione delle condizioni atmosferiche, di sperimentazione climatica e di geoingegneria.
Gli argomenti in questione sono tutt’ora discussi, spinosi e spesso confusionari per via delle tantissime voci, considerate da alcuni non autorevoli, che si sono espresse a riguardo e per gli enormi interessi che gravitano sopra qualcosa di importantissimo e strutturale per l’intera società umana e che è parte integrante della natura stessa, il clima.
Le motivazioni popolari della proposta
Alla base della proposta è presente, probabilmente, una marginale ma consistente sfiducia nelle istituzioni scientifiche nazionali e internazionali. Questo approccio mentale è stato senza dubbio enfatizzato dagli avvenimenti pandemici posteriori al 2020, ma non solo ed esclusivamente dato che già dai primi anni 90′ si ravvisavano idee “complottiste” in alcuni gruppi.
Andando a ritroso negli ultimi decenni, diversi sono stati gli scandali che hanno colpito il panorama politico occidentale e alcuni di essi hanno avuto tra i protagonisti negativi anche uomini e donne di scienza. L’amplificazione sociale è avvenuta però solo dopo i primi anni 20’ del ventunesimo secolo poiché c’è stata un’avanzata inesorabile e onnicomprensiva della neonata società digitale aperta.
Dentro di essa viaggiano innumerevoli informazioni e chiunque di noi può accedervi e cercare di scoprire ciò a cui è interessato in quel momento.
La radice del dubbio
L’interesse della società civile per le cosiddette “scie chimiche” nasce soprattutto da una combinazione di osservazione visiva, incertezza scientifica percepita e circolazione di spiegazioni alternative, sia online che attraverso associazioni culturali.
Le amministrazioni ambientali italiane segnalano da anni richieste di informazioni e preoccupazioni da parte dei cittadini sulle scie lasciate dagli aeroplani, mentre la teoria si è diffusa ampiamente su Internet e ha avuto eco anche nei media generalisti.
Le due visioni a confronto
Di seguito vedremo sia i fatti che gli avvenimenti storico-politici a supporto della proposta dell’avv. Chialastri e del maresciallo Nuzzo e successivamente le motivazioni maggioritarie della società scientifica, che derubricano la tesi delle “scie chimiche” come qualcosa di assolutamente irrazionale.
Parola all’accusa
La coppia Chialastri-Nuzzo, intervistata dal canale YouTube d’informazione Becciolini Network, elenca un gran numero di eventi che avrebbero come protagonista la manipolazione umana del clima e del meteo.
Come la quasi totalità delle discipline, scoperte o casi studio la prima apparizione avviene nel diciannovesimo secolo e ha come protagonista un brevetto statunitense del 1891 (US Patent 462, 795), inventato dal signor Louis Gathmann dove per favorire la pioggia venivano espansi gas liquefatti compressi come l’anidride carbonica.
La continuazione più consistente è senza dubbio la corsa parallela, iniziata a fine anni 40′, tra le due superpotenze Usa e Urss che ha prodotto oltre trenta brevetti, fino al riconoscimento parziale del cloud seeding (l’inseminazione delle nuvole) negli Stati Uniti d’America dalla fine degli anni 70′. Iniziano così alcuni contenziosi aventi come epilogo il fatto che irrorando una zona non si ha la certezza di precisione e quindi non è possibile attribuirne responsabilità specifiche.
I casi scomodi
Diverse accuse, di sperimentazione climatiche, sono state rivolte al CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) dopo una serie di alluvioni avvenute nell’Italia settetrionale tra il 1966 e il 1968.
Altrettante lamentele si ravvisarono per il progetto pioggia in Puglia tenuto in collaborazione con l’Università di Tel Aviv tra il 1988 e il 1994 e per un programma simile dell’azienda Technagro tenuto tra il 2003 e il 2005 con l’avvallo dell’attuale vicepresidente esecutivo della Commissione Europea Raffaele Fitto.
Attacchi simili sono avvenuti anche per l’accordo tra l’amministrazione del Presidente degli Stati Uniti George W. Bush e il governo italiano guidato dal Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, risalente a luglio 2001 e dopo che gli Usa si erano ritirati dal Protocollo di Kyoto.
Vi è poi la questione della Xylella in Salento che tra il 2013 e il 2019 ha decimato oltre venti milioni di ulivi nella già arida zona pugliese e per la quale sono stati accusati, non in maniera formale né giudiziaria, gli addetti delle basi militari americane presenti nella parte meridionale della penisola.
Per quanto riguarda l’estero l’avvocatessa riporta il caso dell’alluvione di Valencia del 2024 che ha causato 230 morti, danni per quasi 11 miliardi di euro e un’accusa diretta di Madrid al Marocco per aver innescato le piogge dopo un’intensa attività di cloud seeding.
Vi è poi una voce riguardo ad alcuni eventi accaduti in Iran dopo che, durante l’ultima azione di guerra israelo-americana, l’esercito persiano aveva colpito con successo alcune istallazioni militari statunitensi nei paesi del golfo e conseguentemente si sono avuti giorni di pioggia intensa che mancavano da oltre sei anni. Si fa un cenno anche ad un progetto che ha l’obiettivo di oscurare il sole per ridurre il surriscaldamento globale, sovvenzionato dall’oligarca informatico Bill Gates.
La linea della difesa “scientifica”
Secondo maggior parte delle agenzie governative, degli esperti meteorologi, degli scienziati climatici e anche di alcuni ricercatori scettici, tra cui il Committee for the Scientific Investigation of Claims of the Paranormal le cosiddette scie chimiche non sarebbero altro che comuni scie di condensa capaci di assumere le forme più svariate.
Il fenomeno viene osservato dalla gente comune che, vedendo nel cielo bianche scie persistenti a lungo o formate con maggiore visibilità, pensa siano anomalie incompatibili con il semplice effetto di condensazione.
Secondo il CICAP, Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sulle pseudoscienze, non è possibile che un aereo contenga tanto materiale chimico da generare una scia lunga chilometri la visione del cielo da parte di un osservatore a terra risente del fatto che a grande distanza e senza punti di riferimento l’immagine tridimensionale appaia in realtà sostanzialmente bidimensionale.
Di conseguenza due scie che appaiono incrociate o parallele possono essere in realtà distanti diverse centinaia di metri in verticale. Analogamente due aeroplani che appaiono vicini possono trovarsi molto distanti, quindi produrre scie differenti. In questa situazione del resto non è in alcun modo possibile stabilire l’esatta verticale di un aereo in base alla semplice osservazione. In aggiunta a questo, la semitrasparenza di scie e nuvole rende in molti casi praticamente impossibile dire se l’una è al di sopra dell’altra o viceversa.
La propagazione mediatica
Il tema viene inoltre rilanciato su stampa, radio, televisione e canali social contribuendo a formare un alone controverso e suggestivo, favorendo così sia genuina curiosità che ingiustificato allarmismo. La serie storica di accuse e fatti che attraversa brevetti, contese e progetti sarebbe da ascriversi nel panorama dialogico tra tecnologia, politica internazionale e timori popolari per il controllo climatico. Necessario ricordare che l’eco di decisione del passato continua imperterrito a rimodellare gli scenari presenti, tra annunci pubblicitari di progresso e ombre di conflitti d’interessi.
Conclusione riflessiva e considerazioni personali
Le contrapposte narrazioni lasciano intravedere una stagione in cui il confine tra scienza, potere e coscienza pubblica è sempre più sfumato: le decisioni si prendono tra conferenze, accordi internazionali e tribunali, ma l’interrogativo resta sul peso democratico nel gestire l’orizzonte climatico.
Personalmente ritengo esista una differenza sostanziale tra il “complotto scientifico” e il “complotto politico”, se nel secondo caso bastano una serie di omissioni e occultamenti tra un gruppo ristretto di congiurati è possibile manipolare un avventato o farlo direttamente accadere, nel primo caso invece sarebbe necessaria la presenza di una struttura parallela composta da tecnici, politici, militare e scienziati atta al costituzione di una vera e propria “verità falsificata” in grado di rendersi credibile all’opinione pubblica e alle associazioni sia governative che non. Certamente non impossibile, ma molto molto più difficile.
Nel caso del del DDL Cieli Blu l’auspicio è che venga discusso e votato in parlamento così da innalzare l’argomento nel dibattito pubblico e considerare l’affidabilità di ulteriori voci, magari in grado di risolvere una volta per tutte l’annosa questione delle scie aeree.
Il progresso non è solo una mera corsa al rialzo, ma un metodo di controllo dei futuri scenari.
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A cura di
Samuele Baldinini
