Paradosso, sì, perché è di questo che si tratta quando si collega un’azienda che dichiara valori come inclusione e cultura all’industria bellica. E molti artisti non accettano questo paradosso
Daniel Ek, fondatore e CEO di Spotify, ha recentemente investito 600 milioni di euro nella startup tedesca Helsing. Startup che è specializzata in tecnologie militari avanzate basate sull’intelligenza artificiale e fondata nel 2021 da Torsten Reil, Gundbert Scherf e Niklas Köhler.
Le AI di questa startup sono progettato per analizzare i dati che provengono direttamente da sensori posizionati sul campo di battaglia in modo da offrire supporto decisionale in tempo reale per aiutare nelle operazioni militari. Ora la Helsing si sta anche specializzando nella produzione di droni da combattimento, jet e sottomarini.
Secondo Fanpage, il significativo investimento di Daniel Ek, effettuato tramite la sua società di investimento Prima Materia, ha portato la valutazione di Helsing a ben 12 miliardi di euro, cosa che l’ha resa una delle startup più ricche d’Europa.
Ek ha motivato gli investimenti sottolineando l’urgente bisogno di rafforzare la sovranità tecnologica europea così che possa difendersi agilmente in un contesto geopolitico complesso e mutevole.
Di recente Ek è diventato presidente del consiglio di amministrazione della Helsing.
La rimozione della musica da Spotify
Come riportato da Open infatti molti artisti hanno reagito rimuovendo la propria musica da Spotify affermando che l’arte e gli investimenti nell’industria bellica sono totalmente incompatibili.
Anche a noi, avendo all’attivo un’etichetta indipendente, alcuni artisti hanno chiesto di rimuovere da Spotify la propria musica. Se è vero che la rimozione della propria musica da parte di pochi artisti indipendenti non sposterà l’economia di Spotify, la rimozione in massa potrà fare anche molto.
Tra gli artisti che hanno scelto negli anni di cancellare la propria musica dalla piattaforma per motivi etici legati alla redistribuzione delle royalties, come Björk, Neil Young e Thom Yorke tra gli altri, ci sono poi degli artisti che hanno preso posizione dopo i recenti sviluppi che coinvolgono la Helsing.
Auroro Borealo è stato tra i primi a togliere la propria musica da Spotify dichiarando che sebbene sappia che questa mossa gli potrà togliere guadagni ma anche visibilità, non può accettare che i proventi della sua musica contribuiscano a finanziare il mercato bellico. Una questione etica insostenibile per l’artista.
I Deerhoof, band statunitense farà lo stesso aderendo a questa protesta.
Anche Piero Pelù parla della questione, nonostante per motivi contrattuali non possa eliminare la propria musica da Spotify. Si è definito disgustato dalle scelte inaccettabili di Ek e ha invitato gli artisti a fare pressione su Spotify perché cambino rotta.
Il paradosso etico
C’è un paradosso in tutto questo: Spotify non ha la missione culturale della diffusione dell’arte e della musica? Come si concilia questa missione culturale con l’investimento dei proventi in armi?
Spotify, infatti, è un colosso che promuove musica, espressione artistica e intrattenimento, settori tradizionalmente associati a valori come la pace, l’inclusione e la creatività.
Il fatto che Ek, destini ingenti somme a tecnologie militari crea una frattura significativa e una dissonanza cognitiva tra artisti e utenti e la società civile che non riescono a conciliare l’idea di una piattaforma culturale con i finanziamenti all’industria della guerra.
Ciò genera una dissonanza cognitiva tra artisti, utenti e la società civile, che faticano a conciliare l’immagine di una piattaforma culturale con il finanziamento di un’industria bellica.
Gli artisti infatti si stanno ribellando mettendo in evidenza la consapevolezza crescente nella comunità artistica dichiarando di non voler essere complici di investimenti bellici. D’altronde, non sono gli artisti a essere portatori di cambiamento creando sensibilizzazione su temi importanti?
E sebbene si tratti di un investimento privato, c’è comunque il problema dell’incompatibilità con i valori dichiarati da Spotify, inclusione, cultura e condivisione, e le azioni del proprio amministratore Ek.
Il paradosso etico quindi genera perdita di fiducia nei confronti di Spotify. E a ragione.
Sara Alice Ceccarelli
