Nella giornata del 30 giugno 2025, il mondo della musica è stato colpito dal “Terremoto Lucarelli”: la giornalista, nel suo ultimo reportage, mette a nudo un sistema malato e oscuro che sta trascinando cantanti più o meno famosi in una spirale discendente fatta di pressioni, debiti e cappi virtuali (e reali), portandoli al famoso punto di non ritorno, sia fisico che mentale.
Nella giornata del 30 giugno 2025 il mondo della musica è stato colpito dal Terremoto Lucarelli, la giornalista nel suo ultimo reportage mette a nudo un sistema malato e oscuro che sta trascinando cantanti più o meno famosi in una spirale discendente fatta di pressioni, debiti e cappi virtuali (e reali) portandoli al famoso più di non ritorno sia fisico che mentale.
Avendo la fortuna di aver intervistato cantanti nell’ultimo periodo oltre ad aver bazzicato conferenze stampa, feste e tanti concerti ho potuto fare un quadro degli ultimi tempi tra verità dette a mezza voce, palazzetti non sempre pieni e artisti che preferiscono fare uno stop perché la loro salute mentale viene meno.
Ma facciamo un passo indietro, ricordo ancora il mio primo concerto, era il 1996 e a Vercelli arrivava Ligabue, lo stadio Silvio Piola era pieno in ogni ordine di posto (all’epoca le regole sulla sicurezza erano decisamente diverse da oggi), la gente fuori dal campo da calcio era forse anche più numerosa per un evento da ricordare negli anni.
Da quel momento ho potuto, da spettatore, assistere ad alcuni dei concerti più interessanti e con un numero altissimo di pubblico degli ultimi 30 anni (possiamo ricordare Ligabue all’Arena di Verona, Robbie Williams a San Siro, Jovanotti sempre a San Siro e gli Imagine Dragons nell’area Expo di Milano, senza dimenticare i Kiss Al Parco dei Prinicipi di Parigi), ma qualcosa negli ultimi anni, dopo il covid, è cambiato e i concerti ho iniziato a viverli da fotografo e giornalista.
Un cambio di prospettiva che mi ha fatto vedere cose nascoste e parlare con adetti ai lavori che non sempre si son sbottonati, forse la paura di essere lasciati a casa era troppa.
Una pressione che distrugge
Vi siete mai accorti di come nell’ultimo periodo i concerti siano aumentati? Gli artisti fanno sempre più date, in location sempre altisonanti (a parte Codroipo, chissà perché poi tutti vogliono andare a Codroipo), muovendo fanbase che non vogliono ammettere i flop del proprio beniamino difendendolo a spada tratta pubblicando foto di piantine più o meno piene dimostrando la bontà del loro cantante preferito.
Non andrò ad analizzare il perchè di questa invasione di concerti, ci ha già pensato la Lucarelli in maiera più che esaustiva, ma sin dal concerto di Emma a Torino nella piccola location CAP10100 rimasi colpito dal modo in cui i media trattavano i numeri, i titoli sensazionalistici riportavano 3 fantastici soldout, ma la capienza era di soli 350 posti in piedi.
Questo è l’esempio che porto sempre per dire quanto i titoli di giornali possano essere fuorvianti distorcendo la realtà dei fatti, da quel momento però tante cose sono successe tra cancellazioni di date, cambio di location per le scuse più disparate (preferiamo posti più intimi, non siamo pronti, ci sono problemi organizzativi) e concerti con pochissimo pubblico (esempio eclatante Nicky Minaj l’anno scorso nell’area Rho Fiera che era quasi deserto).
Sembrava questa la punta dell’iceberg ed invece la miccia si è accesa per la prima volta con Sangiovanni che, come un fulmine a ciel sereno, annunciò lo stop dalle scene per mancanza di energie fisiche e mentali portando alla cancellazione di concerti e all’annullamento dell’album in uscita, in quel momento però sembrava un caso isolato e molti disserò che il motivo era semplicemente perchè un pischello non sa reggere la pressione.

2024 anno zero
Il 2024 non è stato solo l’anno di Sangiovanni, ma l’evento più clamoroso e fragoroso è senza ombra di dubbio lo stop di Angelina Mango, sopraffatta da un mondo che ha sempre inseguito sulle orme del padre, ma che l’ha fagocitata risputandola svuotata di energie e sull’orlo di problemi di salute tanto difficili quanto seri.
Ed è qui che i miei dubbi sono spariti e ogni volta che ce n’è stata occasione la domanda che facevo era sempre la stessa: “È giusto quindi portare alla luce i problemi di salute mentale sensibilizzando le persone “normalizzando” il problema?“
Una domanda tanto semplice quanto focalizzata sul problema che tanti cantanti stanno ammettendo di avere, problemi che sono lo specchio della ghigliottina che hanno sulla loro testa a causa della necessità di guadagnare per i contratti killer che loro stessi hanno firmato, forse non consigliati nella maniera corretta (ma diciamocelo, chi di noi non cederebbe di fronte ad una montagna di soldi che potrebbe risolvere tanti problemi?).
La risposta che mi viene data è per lo più la stessa:
“Il nostro sistema di vita basata sul lavoro e fatturare stia alienando le persone, sento sempre più gente al limite del burnout, che hanno bisogno di staccare, abbiamo ritmi insostenibile per un essere umano”
Altri mi han detto esplicitamente parlando del problema biglietti sempre più costosi:
“Stiamo rendendo elitario qualcosa che non dovrebbe esserlo, bisogna riuscire ad attivare altri canali per chi non vuole spendere i soldi o non ce li ha, la musica non può essere dettata da un algoritmo, dai numeri, questo è un modo di pensare deleterio per chi fa musica o contenuti perché sono malati dai numeri, oggi la salute mentale nell’ambito musicale non è più importante, a torto, la tutela del lavoratore nel posto di lavoro è importantissima, ma nell’industria musicale non succede più.”
2025 il punto di svolta
Arriviamo quindi al 2025, un anno di svolta dove tra titoli di album che esplicitano il problema anche se poi nelle interviste che gli uffici stampa dietro la testa gli artisti si mordono la lingua e sviano alla domanda sulla FOMO da palco e stadi sempre più vuoti con la necessità di trovare altre location i giornali non stanno più zitti e inorgogliti dalle parole della Lucarelli iniziano a scrivere pezzi sul problema (ed eccomi qui signor giudice, ma basta vedere le mie interviste e il problema l’ho sempre posto).
Una bolla che è scoppiata e tutti gli attori in campo non possono far finta di non vederlo, questo è l’anno della presa di coscienza e dell’agire per riportare in un piano più umano i cantanti non guardandoli più come portafogli da spremere per guadagnare sempre più soldi fregandosene tanto di loro quanto dei loro fan che vorrebbero solo poter guardare un concerto senza svenarsi.
È ora di tornare a vedere San Siro come punto di arrivo, un prestigio solo per pochi, ricominciare a riempire i palazzetti, i festival estivi senza pensare ai numeri, ma solo divertendosi sia sul palco che sul prato e soprattutto bisogna tornare a non lucrare su dei ragazzi che ancora non hanno capito il valore dei soldi e quello che possono portare in positivo o in negativo.
Invadete i festival, cantate a squarciagola e tornate a casa con ricordi veri, non video sui vostri telefoni.

Andrea Munaretto
