I Disturbi del comportamento alimentare in Italia hanno raggiunto numeri allarmanti che sono in costante crescita.
Immaginate il cibo, la fonte primaria di energia e convivialità, trasformato in un pericolo. Questo è ciò che accade a chi soffre di Disturbi del Comportamento Alimentare, anche chiamati DCA.
I DCA sono noti anche come disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DNA) e sono patologie psichiatriche che alterano il rapporto con il cibo, il peso e l’immagine corporea, causando comportamenti disfunzionali come restrizioni estreme, abbuffate o vomito autoindotto, con gravi effetti sulla salute fisica e mentale.
Colpiscono principalmente adolescenti e giovani donne, ma possono riguardare chiunque, e non sono dovuti a semplici capricci dietetici, bensì a fattori biologici, psicologici e socio-culturali complessi.
Secondo le linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e del Ministero della Salute, la diagnosi si basa su criteri del DSM-5, enfatizzando la persistenza dei sintomi che danneggiano il funzionamento quotidiano e non derivano da altre condizioni mediche.
I numeri sono in aumento, con circa 3 milioni di casi in Italia nel 2024, e richiedono un approccio multidisciplinare per la cura.
La forma più nota, l’Anoressia Nervosa, è spesso rappresentata dalla figura di chi smette drasticamente di mangiare, dominato da una paura ossessiva di ingrassare anche quando è in evidente sottopeso. È un disperato tentativo di esercitare controllo sulla propria vita attraverso la restrizione calorica. In Italia colpisce il 42,3% dei malati di DCA.
La Bulimia Nervosa, al contrario, è un circolo vizioso di abbuffate incontrollate, seguite da comportamenti “compensatori” come il vomito autoindotto ma anche l’uso eccessivo di lassativi. Qui, l’individuo si dibatte tra la perdita di controllo durante l’abbuffata e il tentativo di recuperarlo subito dopo. Sul totale dei malati, il 18,2% soffre di bulimia nervosa.
Infine, il Disturbo da Binge Eating (o Disturbo da Alimentazione Incontrollata) è caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate senza i successivi comportamenti compensatori, portando spesso a profonda vergogna e obesità. Ne soffre il 14,6% dei malati di DCA. Queste sono solo le categorie principali.
Oggi però viene riconosciuto anche il disturbo ARFID (che si manifesta con una forte selettività o evitamento del cibo) e molte altre forme, che dimostrano quanto sia variegata e complessa questa patologia. E sono il 24,9% dei malati.
I numeri delle DCA in Italia
Anche se i dati ufficiali relativi al 2024 sono quasi unicamente aggiornamenti e stime che si basano sul censimento del 2021 (circa 8.000 pazienti in strutture pubbliche), il Ministero della Salute rivela le ultime proiezioni che tengono conto degli incrementi e delle variazioni.
Le stime dicono che in Italia circa 3,5 – 4 milioni di persone sono coinvolte, un numero che si riferisce praticamente al 6-7,8% della popolazione. A causa della pandemia, ma anche sei social media, i numeri sono aumentati del 35% e alle patologie DCA si collegano ogni anno dai 3.000 ai 4.000 decessi.
A complicare il quadro, c’è un’altra cifra pesante: il 70% di chi soffre di un DCA ha anche altre malattie collegate, come ansia o depressione. Curare il corpo, quindi, è impossibile senza curare anche la mente.
Chi colpisce: genere ed età
I dati confermano ancora che le donne sono le principali vittime di DCA nel 90% dei casi, mentre per gli uomini la percentuale si ferma al 10%, nonostante un incremento del 20% nel 2024 tra i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 17 anni.
Nell’anoressia nervosa (AN) o nella bulimia nervosa (BN) inoltre ci sono 12 nuovi casi ogni 100.000 contro lo 0,8 per gli uomini. Ma nel caso degli uomini la mortalità risulta più alta poiché si tende a vedere i DCA come un “problema da donne” e spesso vengono diagnosticati troppo tardi.
Per quel che riguarda l’età, i numeri raccontano una realtà allarmante: l’età si sta abbassando tantissimo. Il 59% dei pazienti è concentrato nella fascia 13−25 anni, il 40% è già nella fascia 12−17 anni mentre il 25% ha meno di 14 anni, e il 6% è addirittura sotto i 12 anni. L’esordio è sempre più precoce, con casi che arrivano fino a 8−9 anni, rischiando di scendere sempre di più.
L’Impatto dei Social Media sull’Identità e il DCA
Per comprendere l’aumento e la diffusione di questi disturbi, è cruciale analizzare l’ambiente digitale in cui viviamo, perché non è un caso se con la pandemia, e un utilizzo sistemico dei social media mentre tutti eravamo confinati in casa, i numeri si siano alzati così tanto.
Laura Dalla Ragione, Direttore Unità Operativa Complessa Psichiatria e riabilitazione dei Disturbi del Comportamento Alimentare della USL Umbria, e Raffaela Vanzetta, psicoterapeuta e coordinatrice del Centro Disturbi Alimentari al Forum Prevenzione di Bolzano, ci forniscono uno sguardo d’insieme sull’incisività dei social media nei disturbi da DCA.
Secondo i loro studi, i Millennials sono stati i pionieri nel condividere la propria vita online, trasformando anche il cibo, elemento sociale per eccellenza, in un contenuto digitale.
Tuttavia, l’atto di raccontare la propria esistenza in rete può sollevare problemi identitari, specialmente quando l’individuo percepisce di appartenere a narrazioni diverse tra offline e online.
Le analisi sui social media infatti rivelano come le piattaforme tendano a generare omologazione, che è poi lo scopo primario per attivare il senso di appartenenza alla piattaforma stessa veicolando l’individuo verso la cancellazione progressiva della propria identità.
Se i Millennials sono stati i primi a usare i social, è anche vero che lo hanno fatto a identità già formata in precedenza e lo stesso non si può dire per la Gen Z, i nativi digitali, che invece hanno vissuto la propria adolescenza con i social media.
La realtà mediata da questi strumenti a scapito delle relazioni dirette ha reso i giovani e i giovanissimi più facilmente condizionabili.
Cosa accade sui social, dunque?
I social, sono un vero e proprio palcoscenico per le identità individuali, anche se alla fine agiscono come rinforzo e convalida e possono quindi essere deleteri per chi soffre di DCA e per chi ha una relazione fragile e complessa con il proprio corpo, soprattutto per quelli che ancora non sono adulti.
Sui social è frequente vedere come, un corpo magro sia associato al successo e ad altri valori positivi quando per contro, un corpo in sovrappeso è associato a valori negativi e, di conseguenza, criticabile. Spesso, corpi standardizzati ed eccessivamente magri sono semplicemente irrealistici, ma non è questo il messaggio che, chi soffre di DCA, riceve.
Quando una persona non si rivede in questi individui, che vengono considerati come icone e personaggi dal corpo perfetto a cui aspirare, la percezione che ha è quella di un senso profondo e costante di insoddisfazione del proprio corpo.
I giovani tendono così a vivere in un eterno presente, privo di certezze e legami, legato a una identità che si moltiplica a causa delle molteplici realtà viste online, che gli ricordano costantemente che non sono uguali a loro.
È vero che serve una grande e crescente attenzione su ogni forma di DCA, dati i numeri allarmanti e la soglia dell’età che si abbassa sempre di più, ma servirebbero anche norme e regolamentazioni per le piattaforme social, che non sono le uniche colpevoli di questi disturbi, ma che sicuramente ne possono amplificare la portata.
a cura di
Sara Alice Ceccarelli
