Nuovi sviluppi e importanti precisazioni emergono dall’indagine sull’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nella sua villetta di Garlasco diciotto anni fa
La Procura di Pavia, guidata dal procuratore Fabio Napoleone, ha smentito categoricamente la notizia secondo cui l’impronta palmare trovata nella villetta di Garlasco e attribuita ad Andrea Sempio, uno degli indagati, fosse intrisa di sangue.
Il termine “sangue” non compare in alcuna delle comunicazioni ufficiali della Procura, che invita alla massima prudenza nelle ricostruzioni.
Le precisazioni sull’impronta chiave
La traccia palmare, rinvenuta sulla parete della villetta di via Pascoli e catalogata con il numero 33, non è databile con certezza, e quindi non è necessariamente legata al momento dell’omicidio della ventiseienne.
Inoltre, il corpo di Chiara Poggi, trovato sulle scale che conducono in cantina, è scivolato per diversi gradini, fermandosi a tre scalini dalla base.
Questo posizionamento lo rende distante dal punto in cui l’assassino avrebbe gettato il corpo della vittima.
Nuovi accertamenti e attribuzione dell’impronta
I consulenti tecnici della Procura sono stati incaricati di rieseguire gli accertamenti dattiloscopici, già svolti in passato dal RIS di Parma.
Grazie alle “nuove potenzialità tecniche a disposizione, sia hardware che software”, gli esperti hanno concluso in tempi brevi che l’impronta 33, evidenziata con l’impiego della ninidrina, è stata effettivamente lasciata dal palmo destro di Andrea Sempio, con una corrispondenza di ben 15 minuzie dattiloscopiche.
L’impronta, fotografata e analizzata già nel 2007 prelevando l’intonaco dal muro con un bisturi, è stata sottoposta anche all’Obti test, l’esame più specifico per rilevare la presenza di sangue umano.
L’esito di tale test è stato “negativo”. Sull’impronta numero 33, la Procura di Pavia ha annunciato che “sta procedendo ad ulteriori investigazioni”.
La presenza di questa impronta è stata discussa anche con Marco Poggi, fratello della vittima, sentito ieri come testimone. Poggi ha riferito che l’amico Andrea Sempio era solito muoversi liberamente e indisturbato all’interno della villetta
Il caso Garlasco tra informazione e voyeurismo: l’analisi della psicologa Claretta Femia
“Un reality: questo è ormai diventato il caso Garlasco a diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, attorno al quale c’è un interesse al limite del morboso”.
Così si esprime Claretta Femia, presidente dell’Ordine degli psicologi della Liguria, commentando all’Adnkronos Salute l’attenzione mediatica sul delitto di via Pascoli.
La psicologa sottolinea come “il rapporto tra gli italiani e la cronaca nera oscilla tra la voglia di informazione e l’ossessivo voyeurismo, come abbiamo visto in altri casi, uno su tutti il delitto di Avetrana”.
Femia osserva come l’omicidio di Garlasco continui a tenere incollati al piccolo schermo e non solo, dividendo l’opinione pubblica tra “innocentisti” e “colpevolisti”, tra chi scagiona Andrea Sempio e chi Alberto Stasi, e tra chi punta il dito contro le gemelle Cappa o solidarizza con la famiglia della vittima.
Le ragioni dell’interesse pubblico su Garlasco
Secondo Femia, i motivi di tanto interesse da parte degli italiani sono principalmente due. Da un lato, “i media hanno riacceso i riflettori sul caso, se ne parla continuamente in tanti talk show in maniera invasiva”.
Dall’altro, a livello psicologico, si attiva un “meccanismo di identificazione-proiezione”: “Chiara Poggi era una brava ragazza, viveva in un contesto normale e la sua famiglia era a modo.
Eppure è stata uccisa con brutalità e ferocia inaudita. Nella psiche di molti vuol dire ‘ciò che è successo ad una studentessa di 26 anni di buona famiglia può succedere a chiunque, anche a me'”.
Il delitto di Garlasco, inoltre, “smuove le paure delle persone, specialmente il timore per la propria incolumità”, e “scatena il bisogno di giustizia”.
Da qui, conclude la psicologa, la formazione dei “due schieramenti”: “i ‘buoni’ da una parte e i ‘cattivi’ dall’altra, ‘innocentisti’ e ‘colpevolisti'”.
Indipendentemente dalle ‘fazioni’, tutti cercano “conferme delle proprie opinioni iniziali, in un processo mediatico parallelo al processo in un’aula di tribunale”.

Forza Napoleone