Alexander Zverev, durante la conferenza stampa a Wimbledon dopo l’eliminazione dal torneo, ammette di sentirsi solo e di avere probabilmente bisogno di un aiuto, di un terapeuta.
Il tennis è uno sport che pesa sui giocatori con una pressione incessante che può generare momenti di stallo o di vera e propria crisi.
Il numero 3 al mondo nella classifica ATP Il tennis, ha infatti parlato apertamente di un problema che già anni fa lo aveva interessato, aprendo così una porta su sfide invisibili che risalgono a molto prima delle gare recenti.
Roland Garros 2002 e le confessioni di Zverev
Già nel 2022, durante il Roland Garros, Alexander Zverev aveva iniziato a parlare apertamente delle sue difficoltà.
Nonostante le grandi prestazioni in campo e l’aver raggiunto le semifinali dello Slam. Il tennista aveva confessato di stare attraversando un periodo di depressione. O più precisamente, di attraversare periodi di depressione a fasi alterne.
Le aspettative quindi e l’ovvia pressione costante unite ad una vita sempre in movimento senza punti di riferimento avevano iniziato a minare le basi della sua tranquillità erodendo, giorno dopo giorno, il suo benessere mentale.
Non furono rivelazioni inaspettate, quanto piuttosto conferme di un disagio interiore del tennista che chi gli era vicino già conosceva.
Durante la conferenza stampa post-partita a Wimbledon 2025, il tennista avrebbe nuovamente accennato alle sue difficoltà, riaccendendo il dibattito sul suo stato psicologico. Media e forum specializzati come Tennis Temple e Live Tennis ne riporta alcuni stralci, nell’attesa di una trascrizione completa.
Oltre a queste fonti è facile trovare online anche articoli di La Gazzetta dell Sport e Sky Sport che hanno spesso ripreso le dichiarazioni del tennista.
L’Impegno Mentale Richiesto ai Tennisti: Una Sfida Unica
Il tennis è universalmente riconosciuto come uno degli sport più esigenti dal punto di vista mentale.
A differenza di molti sport di squadra, il tennista è solo in campo, senza la possibilità di “nascondersi” o di delegare e ogni punto, ogni game, ogni set è una battaglia individuale contro l’avversario. Ma soprattutto contro sé stessi e le proprie aspettative.
Un vero campione infatti si distingue nel modo di gestire la frustrazione a seguito di errori, nel mantenere la concentrazione per ore e recuperare situazioni di svantaggio. Nondimeno, nell’affrontare la pressione fisica e psicologica nei momenti decisivi.
La Dottoressa Chiara D’Angelo, psicologa dello sport dell’Università Cattolica del Sacro Cuore mette in luce come “la solitudine del tennista in campo amplifica ogni emozione, positiva o negativa che sia. La gestione dell’ansia da prestazione, la capacità di resilienza dopo un errore e la necessità di una focalizzazione costante sono elementi cruciali che possono logorare anche gli atleti più solidi”.
Il tennis d’altro canto, richiede una continua rielaborazione delle strategie di gioco e una gestione emotiva impeccabile. Un calo di concentrazione anche per un millesimo di secondo può costare un match, rendendo la pressione psicologica quasi insostenibile.
Quali sono gli sport che richiedono più concentrazione mentale?
Secondo uno studio pubblicato su Journal of Sport and Exercise Psychology, gli sport che richiedono il più alto grado di impegno e fatica mentale sono spesso quelli individuali, ad alta precisione o che combinano sforzo fisico prolungato con decisioni rapide sotto pressione.
Uno sport come il tennis, come già detto, è estremamente logorante, con la solitudine in campo e la gestione tattica, tecnica ed emotiva in solitaria.
Un altro sport che richiede una grande sfida con la propria mente è il golf. Questo è uno sport che richiede precisione, pazienza e gestione della frustrazione nell’errore.
C’è poi il tiro con l’arco (o pistola) che richiede una concentrazione assoluta nell’ignorare ogni distrazione concentrandosi sul controllo del respiro e del battito cardiaco, mentre la Ginnastica artistica e ritmica richiedono perfezione tecnica e gestione dell’ansia da prestazione derivante dal giudizio che si basa su routine complesse con un unico tentativo a disposizione.
In ultimo è bene citare anche gli sport di resistenza come le maratone e gli Ironman, ad esempio. Questi sport richiedono una forza mentale incredibile per il superamento del dolore fisico, per la monotonia e il mantenimento della motivazione per ore.
Quali sono le strategie per risolvere i problemi che derivano da questa enorme fatica mentale?
Negli sport che richiedono un carico di lavoro e concentrazione come questi è fondamentale un supporto psicologico continuo, psicologi dello sport qualificati che aiutino lo sportivo a sviluppare strategie di coping e di gestione dell’ansia.
Come sostiene il Mindfulness Journal, utili sono anche le tecniche di meditazione e mindfulness che aiutano gli atleti a “stare nel presente” per non rimuginare sugli errori e migliorare la consapevolezza di sé.
Inoltre, il British Journal of Sports and Medicine, che pubblica regolarmente ricerche su questi temi e sopra ogni cosa sul sovrallenamento, evidenzia la necessità di periodi di recupero adeguati per prevenire il burnout.
Infine è fondamentale la costruzione di una rete di supporto solida fatta di amici, famigliari, allenatori che possano fornire comprensione e incoraggiamento nonché sostegno.
Sara Alice Ceccarelli
