Rosso come una sposa racconta la vita di una famiglia albanese durante un secolo caratterizzato da guerre, cambi di regimi, decessi e tante sciagure
Albania, inizio ‘900. Saba ha solo quindici anni quando è costretta a sposare il vedovo di sua sorella Sultana. Ma “Saba non ha ancora il ciclo e non metterà al mondo nessun figlio per quattro anni” e la famiglia di suo marito dovrà aspettare per vedere realizzati i sogni di avere un nipotino.
Donne, matrimoni ed eredi
È così che inizia la lunga e tortuosa storia di Saba raccontata da Anilda Ibrahimi in Rosso come una sposa. Con un matrimonio che non voleva, quando era appena un’adolescente all’inizio di quelli che sarebbero dovuti essere “gli anni più belli”. Da ombra di sua madre a risarcimento per un torto subito dalla famiglia del marito da parte del padre di Saba, la giovane donna viene tradita dal sangue del suo sangue e spedita in una casa ostile, dove viene vista solo come un rimpiazzo della defunta sorella e come corpo giovane in grado di donare finalmente un erede.
Una donna senza prole è come un tronco secco senza rami.
Quando tutto ciò che conta è fare figli, le donne di famiglie “all’avanguardia” che possono permettersi di non farli verrano categoricamente emarginate e criticate. E chi non potrà avere figli le guarderà con sospetto e indagherà su quali torti abbia compiuto nella sua vita per meritare tale punizione, tale maledizione.
Condanne e maldicenze
Ibrahimi ci racconta di un mondo dove la reputazione di una donna ben vestita, che si mette in mostra e che ama passare del tempo con il marito viene distrutta da una maldicenza che la condannerà a vita e la obbligherà a lasciare figlie e marito. Dove ragazze madri vengono ripudiate dalla famiglia perché hanno “macchiato” il loro buon nome e sono costrette a dare i figli in adozione. Dove lo stalking viene visto come corteggiamento e dove lo stupro deve essere nascosto. Ma è anche un mondo dove è normale la poligamia degli uomini. Dove un ragazzo scoperto con una donna sposata viene sì sfigurato ma avrà tutte le possibilità di rifarsi una vita.
Potremmo coprirci gli occhi e sostenere che sia colpa dell’arretratezza del paesino montanaro in cui si trovano. Potremmo, volendo, come ormai è diventata prassi fare, dare la colpa al comunismo che lo governava. La verità, però, è che queste storie non si distanziano poi tanto dall’Italia di qualche decennio fa. La verità è che, parafrasando Margaret Atwood, “tutto quello che è raccontato è già successo” e continua a succedere.
Una presa di coscienza
Secondo i dati diffusi da UNICEF nel 2023, ancora oggi ci sono in totale 640 milioni di donne costrette a sposarsi in giovane età. Ogni anno circa 12 milioni di ragazze minorenni vengono date in sposa, una ogni 3 secondi. Alcune di loro hanno appena 8 anni.
Quello che preoccupa, però, non è solo la forzatura di un matrimonio, ma sono gli effetti fisici e psicologici che esso ha. Una gravidanza precoce può portare a decessi o aborti. Ogni anno si registrano 70 mila morti fra ragazze tra i 15 e i 19 anni. Quelle che riescono a partorire, daranno alla vita un bambino che ha il 60% di probabilità di morire nei primi 28 giorni di vita. L’Agenda 2030 dell’Onu prevede un’eliminazione totale dei matrimoni infantili entro il 2030. Fortunatamente i dati sono in calo, anche grazie alla Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ma la strada è ancora lunga.
Nel 1996, l’OMS ha definito le mutilazioni genitali femminili come “tutte le pratiche che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altri danni agli organi genitali femminili, compiuti per motivazioni culturali o altre motivazioni non terapeutiche”. In Italia questa pratica è vietata dalla Legge 9 gennaio 2006, n.7 che punisce chi la compie con una reclusione da 4 a 12 anni. Nel mondo, però, sono 230 milioni le donne che ancora le subiscono.
Rosso come una sposa è una storia di vita e di donne che ti spinge a ricordare l’importanza dei diritti duramente conquistati. È un libro diretto, a volte crudo, che ti fa arrabbiare, innervosire, davanti alle ingiustizie della vita delle donne. È un libro che ti mette davanti a delle verità che non volevi accettare.
a cura di
Giulia Focaccia
