Wimbledon è storia, Wimbledon è tradizione. Ma è anche un grande prato verde, nell’immaginario collettivo, condito da folklore e peculiarità.
Quando avevo 22 anni, nel 2004 (!) ho noleggiato un DVD di una commedia romantica con un attore che amavo particolarmente. Il film si intitolava Wimbledon e il protagonista era un dolcissimo Paul Bettany. Da quel momento ho iniziato ad amare il gioco del tennis, leggendone tutto quello che potevo leggere e imparandone le regole.
Sì, perché non tutti gli Slam hanno le stesse regole, lo stesso terreno di gioco ma anche lo stesso spirito. Quanto è affascinante tutto questo?
Inoltre mi ha sempre affascinato l’idea che il tennista è solo con sé stesso sul campo: è un test di abilità e intelligenza che non comprende l’aiuto di terzi sul campo. La norma vuole che il giocatore debba risolvere da solo le proprie difficoltà senza che la fluidità del gioco venda ostacolato da interventi di coaching.
Solo su questo ci sarebbe da scrivere un articolo fiume, ma concentriamoci su Wimbledon, che è iniziato proprio oggi.
Dalle Croquet al Tennis
Wimbledon non è un semplice torneo di tennis, ma un’istituzione, un evento che ogni anno, per due settimane estive a Londra, concentra l’attenzione del mondo intero. Chissà che buon odore di erba tagliata fresca ci deve essere su quei campi, mentre i giocatori con le divise bianche immacolate si contendono i game e il pubblico degusta fragole con la panna.
Per molti Wimbledon è il più prestigioso dei tornei del Grande Slam, un torneo che è anche il più antico.
Nel lontano 1877 l’All England Croquet and Lawn Tennis Club, nato originariamente per gli amanti del croquet, decise di ospitare il suo primo “Lawn Tennis Championship”. Furono 22 i gentlemen che si sfidarono per il titolo inaugurale, pagando una ghinea per partecipare.
Il vincitore, Spencer Gore, si portò a casa 12 ghinee e la coppa. Da allora, il torneo ha mantenuto un’aura di esclusività e un profondo rispetto per le sue origini, resistendo alle mode e alle innovazioni che hanno travolto altri eventi sportivi.
Questa continuità lo rende un vero e proprio viaggio nel tempo per appassionati e neofiti.
Le regole del gioco (e del cuore)
Ciò che rende Wimbledon unico non sono solo le sue radici, ma anche le sue regole e consuetudini, a volte percepite come eccentriche, ma sempre permeate di un profondo rispetto per la tradizione.
La più iconica è senza dubbio la rigorosa normativa sull’abbigliamento interamente bianco. Ogni indumento, compresi i sottopantaloni, i calzini e persino il bordo del cappellino, deve essere bianco.
Questa regola è talmente ferrea che diversi giocatori sono stati richiamati o costretti a cambiarsi per dettagli minimi di colore, sottolineando come a Wimbledon l’estetica sia parte integrante del gioco stesso.
Un’altra peculiarità è l’assenza del tie-break nel set decisivo (il terzo per le donne e il quinto per gli uomini), sostituito dalla regola del vantaggio di due giochi. Le partite possono quindi protrarsi per ore e ore, ed è così inevitabile che le sfide diventino epiche e memorabili.
Un esempio è la celebre partita tra John Isner e Nicolas Mahut nel 2010, durata oltre 11 ore e conclusasi con un incredibile 70-68 al quinto set. Monumentali per resistenza!

Aneddoti e folklore: cosa darei per essere lì
Wimbledon è un fertile terreno per storie e leggende che si tramandano di anno in anno, arricchendo il suo folklore.
Le Api e le Sospensioni Insolite: Non è raro che il gioco venga interrotto per motivi quasi assurdi. Famose sono le interruzioni dovute a sciami d’api sul campo, come accadde a Venus Williams e Karolina Pliskova nel 2017
Il Falco Rufus: Per tenere lontani i piccioni e altri volatili che potrebbero disturbare il gioco, Wimbledon si affida a un “addetto alla sicurezza” molto speciale: un falco di Harris chiamato Rufus. Ormai Rufus è un’icona e portafortuna e ha addirittura il proprio account Twitter
Il Tetto Retrattile: Anche se la tradizione è sacra, Wimbledon ha saputo modernizzarsi in modo discreto. Nel 2009, il campo Centrale è stato dotato di un tetto retrattile, permettendo di continuare il gioco anche in caso di pioggia, senza snaturare l’atmosfera all’aperto che caratterizza il torneo.
Le Fragole con la Panna: Un rito irrinunciabile per ogni spettatore di Wimbledon. Si stima che ogni anno vengano consumate circa 28 tonnellate di fragole e 7.000 litri di panna. Questo dolce, apparentemente semplice, è un simbolo tangibile dell’esperienza di Wimbledon, unendo il gusto alla tradizione.
La Coda di Wimbledon (The Queue): Un fenomeno sociale unico. Migliaia di persone accampano per giorni fuori dai cancelli dell’All England Club per accaparrarsi i pochi biglietti disponibili per la giornata, trasformando l’attesa in una sorta di festival autogestito, con tende, barbecue e un’atmosfera comunitaria.
I Miti del Prato Verde: Campioni e Storie Italiane
Le statistiche di Wimbledon sono un tributo ai giganti di questo sport. Sul fronte maschile, Roger Federer detiene il record di 8 titoli in singolare, seguito da Novak Djokovic e Pete Sampras, entrambi a quota 7. Tra le donne, la regina di Wimbledon è Martina Navratilova, con ben 9 trofei in singolare, un primato che appare quasi insuperabile.
E l’Italia? Sebbene l’erba non sia tradizionalmente la superficie preferita dai nostri giocatori, alcuni italiani hanno lasciato il segno. Tra gli uomini, il risultato più significativo nella storia è stato il raggiungimento della finale nel 2021 da parte di Matteo Berrettini, un’impresa che ha fatto appassionare proprio tutti in Italia.
Prima di lui, Nicola Pietrangeli aveva raggiunto la semifinale nel lontano 1960. Nel tabellone femminile, la più vicina alla gloria è stata Francesca Schiavone, che nel 2011 si spinse fino ai quarti di finale, dimostrando come anche sul prato verde le racchette italiane possano essere incisive.
Wimbledon è più di un semplice torneo di tennis. È un’esperienza e un intreccio di storia, sport, tradizione e un pizzico di quella peculiare eccentricità britannica che lo rende inconfondibile. Un luogo dove l’eccellenza sportiva si sposa con un’atmosfera senza tempo, celebrando il tennis nella sua forma più pura e affascinante.
Sara Alice Ceccarelli
